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A tu per tu con Mirco Bergamasco, Rocky Balboa azzurro. ‘Un passo alla volta, un pugno alla volta, una ripresa alla volta’.

Scritto da Andrea Nalio

Come un libro di avventure. O, citando le sue stesse parole, come un film di Rocky Balboa. La carriera di Mirco Bergamasco riserva sempre sorprese. L’ascesa in Italia. L’affermazione in Francia prima e Nazionale poi. La caduta, grave e traumatica in azzurro e la ripresa in Eccellenza, grazie a Rovigo. Quindi, il viaggio a scoprir gli States e una nuova avventura azzurra, questa volta con il rugby league. ‘Sono un po’ come Rocky – sorride -, un passo alla volta…’. La nuova realtà dell’ex tre quarti azzurro si chiama Vicenza. La Serie A, per ora, è il suo nuovo ring. La passione, però, è quella di sempre. Pronta, ancora una volta, a trascinarlo verso una nuova ripresa…
Mirco, partiamo dalla volontà di vivere una nuova sfida con il Vicenza. Motivazioni?
‘Tutto è nato da un incontro con Fabio Coppo, direttore tecnico della Rangers Vicenza, che mi ha presentato Luigi Battistolli, presidente del Gruppo Battistolli. Insieme abbiamo parlato delle nostre idee, ambizioni, sogni e della possibilità di creare un bel progetto a Vicenza, zona ricca di passione’.
Dopo l’esperienza al Saluzzo è tornato al Rugby Union. Come mai questo ritorno al primo amore?
‘Ho iniziato a giocare a Rugby Union all’età di 6 anni e continuo a giocarlo oggi. Grazie ad Andy Vilk, nel 2015, ho avuto l’opportunità di vestire anche la maglia azzurra con la Nazionale Seven. Non ero stato chiamato in Nazionale, così ho scelto quella strada. Ho vissuto un’esperienza appassionante e ricca.’
Quindi States…
‘Sì, nel 2016. Negli USA stava iniziando il primo campionato professionistico di Rugby Union. Una bella esperienza al termine della quale sono stato nominato uno dei migliori tre giocatori della lega’.
Al rientro in Italia, ecco il Rugby League.
‘Ero libero da tutti i contratti federali. Mi ha contattato la federazione Italiana di Rugby League per disputare le partite di qualificazione alla Coppa del Mondo. Come giocatore, amante e appassionato di rugby, non avrei potuto rifiutare quella sfida’.
E ora, nuovamente Union.
‘Di ritorno dalla Coppa del Mondo di Rugby League sono stato ricontattato da Luigi Battistolli con il quale abbiamo trovato una strada per finire la stagione insieme, a Vicenza’.
Come ha vissuto l’esperienza di Rugby League?
‘Mi ha insegnato molto a livello tecnico. E’ uno sport che si addice al mio carattere perché bisogna essere vivaci, rapidi di anima e di corpo e soprattutto opportunisti e di spirito libero, un po’ selvaggi e spregiudicati. E’ rugby giocato per 80 minuti, da squadra. E’ una ‘banda’ di compagni, ognuno con il suo carattere forte ma con la voglia comune di sacrificarsi per la maglia azzurra. Grazie a questo mi sono sentito subito a mio agio’.
Ha incontrato difficoltà ad ambientarsi a un rugby diverso in così poco tempo?

‘Sì, le difficoltà ci sono state ma la passione, il lavoro, la disciplina e l’aiuto dei compagni mi hanno aiutato a trovare subito solidi punti di riferimento’.
Contento dunque?
‘Molto. Il piacere provato ha ripagato tutto il percorso compiuto per raggiungere l’obiettivo’.
Quali sono ora le sue aspettative sportive?
‘Continuo a praticare il mio sport e godere di ciò che mi trasmette. Sono pronto a tutte le opportunità che si presenteranno. Come disse Rocky Balboa: ‘Un passo alla volta, un pugno alla volta, una ripresa alla volta’’.
Ha avuto modo di farsi un’idea dell’ambiente biancorosso e dei progetti del club?
‘Sono appena arrivato, penso lo scoprirò nelle prossime settimane’.
Riavvolgendo il nastro della sua carriera, tra club e Nazionale, c’è una decisione che non riprenderebbe?
‘No. Da sempre, vivo la mia carriera con onestà, entusiasmo, rispetto e passione per il rugby di ieri, di oggi e di domani’.
Non vorrebbe rivivere niente diversamente?

‘No. Non sono un uomo di rimpianti, cerco sempre di avanzare’.
Un momento della sua vita che non dimenticherà mai.
‘Quei momenti passati da piccolo con i miei nonni nelle sagre di villaggio. A rifare il mondo’.
Come vive Mirco Bergamasco la quotidianità oltre al rugby?
‘In famiglia con Ati e i pelosi tra camminate e risate. Anche qui, continuiamo a rifare il mondo e costruire progetti’.
L’ultimo pensiero della giornata è dedicato a chi?
‘Non ci avevo mai pensato. Cercherò di scoprirlo stasera…’.
Se non fosse diventato un giocatore di rugby, Mirco, cosa sarebbe stato?
‘Sinceramente non lo so. Non riesco a non vedermi giocatore di rugby’.
Un capitolo – di vita o di carriera – che non ha ancora scritto…
‘Senza dubbio, ingrandire la famiglia’.

(foto sito Rangers Vicenza)

Biografia

Andrea Nalio

Polesano, giornalista dal 2008, lavora come free lance a Londra e rappresenta l'anima operativa di RugbyMercato.it. Nel recente passato ha collaborato con i quotidiani Il Resto del Carlino e La Voce di Rovigo e condotto la trasmissione "Linea di Meta" per Radio Kolbe.
Ha pubblicato anche un libro: «Pepenadores. Insieme ai cacciatori di rifiuti»: Reportage sulla dignità dei riciclatori informali della discarica di Oaxaca (Messico).

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