Italia XIII

Bergamasco, Celerino e…Rugby Saluzzo: la capitale italiana del Rugby League

Scritto da Andrea Nalio

Una società piccola ma ambiziosa. Nata pochi anni fa come realtà di Rugby Union e convertita al League perché ‘è il rugby del futuro’. A Saluzzo – comune piemontese di 16000 anime – sventola fiera la bandiera biancoazzurra, animata dall’energia di un progetto nuovo, unico nel panorama italiano di Rugby League. Gli arrivi di Mirco Bergamasco e Gioele Celerino sono serviti a spostare i riflettori sulla realtà piemontese, progetto di una società lungimirante unitasi al cammino dei Nort West Roosters. Ma a Saluzzo, come ci racconta Paolo Radosta – giocatore e dirigente del club -, i lavori di crescita e sviluppo della realtà di Rugby League erano già ben avviati.


Nati nel 2010 come club e squadra di Rugby Union e poi convertiti nel 2015 al League. Come mai questa decisione?
‘Il processo di cambiamento nasce nel 2015, con l’arrivo nel team di Elio Giacoma come allenatore. Giacoma, giocatore di Union con Asti e Cus Torino in serie A, è stato a fine carriera anche giocatore di League (e Nazionale). E’ stato lui a convincere la dirigenza riguardo l’esigenza di virare verso un rugby, quello a XIII, che permette maggior fluidità di gioco. Per noi del Saluzzo NWR il League è il rugby del futuro. L’avvicinamento, talvolta persino nel regolamento e comunque nel gioco, del Super Rugby allo stile del League ne è la prova’.
Pochi anni di vita, ma è chiara una forte unità d’intenti.
‘Il nostro club è come una famiglia. I ragazzi escono sempre insieme, sono come fratelli. Negli ultimi due anni non abbiamo mai vissuto momenti di nervosismo. Viviamo uno stato quasi “magico”, il che permette di lavorare molto bene’.
Club italiano in un campionato internazionale, in Francia. Dove è nata l’opportunità di unirsi alla competizione?
‘Da questa stagione partecipiamo al campionato di Rugby League francese, nel girone PACA (Provenza e Costa Azzurra). Pianificato il progetto abbiamo sentito l’esigenza di giocare il più possibile, per crescere e migliorarci. Per queste ragioni, e per la situazione geografica (siamo vicini alla Francia) abbiamo pensato di tentare questo esperimento, che all’inizio sembrava pazzia. L’idea era di percorrere la strada già battuta dai Catalans Dragons (formazione di Perpignan che gioca nella massima serie inglese). Grazie al nostro Team Manager Marie Christine Garnero abbiamo avviato rapporti con la federazione francese che, dopo lunghe intese e molte documentazioni (per le quali ringraziamo anche la FIRL) ci ha ammesso al campionato’.
Avete raccolto l’eredità dei Nort West Roosters. Come è nata questa occasione?
‘Abbiamo scelto di raccogliere l’eredità dei Roosters per due ragioni. La prima è che la formazione è astigiana, vicina a noi. Con Asti abbiamo ottimi rapporti, siamo gemellati con la loro Old (i Thaka’ Tani) e da Asti viene il nostro allenatore. Poi, nel nome, volevamo racchiudere l’essenza del progetto: il Saluzzo North West Roosters rappresenta il locale (Saluzzo), con l’obiettivo di diventare la massima espressione di tutto il movimento del Nord Ovest’.
Quali sono i vostri obiettivi?
‘L’obiettivo è grande, calcolato da una società giovane e piccola, ma ambiziosa. Vogliamo diventare la capitale italiana del Rugby League, punto di riferimento per chi vuole intraprendere questo sport affascinante. Per farlo, punteremo molto sul lavoro nelle scuole e sui giovani. Vogliamo essere un’alternativa, valida. Gli arrivi recenti di Bergamasco e Celerino sono certamente di lustro, siamo entusiasti siano con noi. Non tanto per i nomi, quanto per la possibilità di aiutare a crescere i ragazzi della nostra rosa’.
Come procede l’attività di propaganda giovanile?
‘Quasi tutti i giorni svolgiamo attività e lezioni nelle scuole locali. Dall’anno prossimo daremo vita a una vera scuola di Rugby League giovanile. E’ il futuro’.
Quali sono i vostri impegni settimanali?
‘Ci alleniamo 2/3 volte alla settimana. Non siamo professionisti, ma dilettanti “professionali”. La dirigenza ha chiesto di approcciarsi con massima serietà alle attività e la richiesta è stata accolta nella giusta maniera. Ma rimaniamo dilettanti, anche parzialmente in maniera fiera’.
Perchè un giocatore dovrebbe preferire il League al Rugby Union?
‘Il Rugby League  offre situazioni di gioco totali, continue. Non ci sono pause, né interruzioni. La fluidità rende il gioco vivace, coinvolge tutti i giocatori allo stesso modo, mettendoli alla prova su tutti gli aspetti del gioco. Mischia e touche sono il fascino del rugby a 15, qui esclusi, ma sostituiti da una quantità enorme di placcaggi ed entrate che ogni singolo deve compiere nella gara. Ognuno è fondamentale, ognuno è complementare’.
Come valutate la situazione del Rugby League in Italia? E quali sviluppi pensate possa avere?
‘Il League in Italia è vissuto ancora in termini ridotti, ma è in fermento. La Federazione Italiana Rugby League è giovane, sta muovendo passi cauti, ma dinamici e interattivi. Il campionato che partirà a giugno si prospetta interessante. Tuttavia, il movimento soffre fortemente l’ambivalenza dei suoi giocatori che, Saluzzo a parte, giocano sia Union che League. Quando il nostro esempio sarà seguito e avremo più club ‘dedicati’, allora avremo una chiave di svolta che permetterà una crescita vertiginosa del Rugby League’.
Forse non tutti sanno che il Rugby Saluzzo…
‘Abbiamo molte curiosità,  data anche la nostra goliardia. Una su tutte: i nostri terzi tempi sono caratterizzati da quattro costumi “rituali” che ruotano tra i giocatori (Tigro, Leoncino, Cervo e Drago). Nell”ultimo, Mirco Bergamasco era il cervo…’.

Biografia

Andrea Nalio

Polesano, giornalista pubblicista dal 2008, lavora come free lance a Londra e rappresenta l'anima operativa di RugbyMercato.it. Nel recente passato ha collaborato con i quotidiani Il Resto del Carlino e La Voce di Rovigo e condotto la trasmissione "Linea di Meta" per Radio Kolbe.
Ha pubblicato anche un libro: «Pepenadores. Insieme ai cacciatori di rifiuti»: Reportage sulla dignità dei riciclatori informali della discarica di Oaxaca (Messico).

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