Italia Rumors

Brunel, futuro sulla panchina delle Zebre?

Scritto da Manuel Zobbio

Il c.t. dell’Italia Jacques Brunel, 61 anni, lascerà la panchina Azzurra al termine del prossimo Sei Nazioni. Non avrebbe però fretta di lasciare l’Italia, secondo quanto svelato a Francesco Volpe in un’intervista pubblicata lo scorso martedì dal Corriere dello Sport.
Un’intervista che è stata ripresa per l’ipotesi suggestiva e molto affascinante di Brunel quale tecnico di una franchigia, magari le stesse Zebre, sempre ammesso che vi sia spazio in Federazione per una figura così ingombrante, soprattutto per chi prenderà in mano il nuovo corso azzurro.
« La mia idea, concluso l’impegno azzurro, è tornare in Francia». Ha chiarito in realtà il c.t., interpellato sull’argomento «Ma quella “celtica” è un tipo di sfida che mi affascina. Porrei anche dire di sì».

Niente Brunel-bis per la Nazionale però: «No. Quattro o cinque anni è l’arco di tempo giusto per allenare una squadra, sia essa di club o una nazionale. Ho grande ammirazione per Guy Noves, che siede da 23 anni sulla panchina del Tolosa, ma è un’eccezione. Come Alex Ferguson al Manchester United o Arsene Wenger all’Arsenal. Sono stato fortunato. Tra Francia e Italia ho lavorato al massimo livello per undici anni, con 130 test-match e tre Coppe del Mondo. Non sono tanti i tecnici che possono dire altrettanto».

Un buon Sei Nazioni (2012), uno da ricordare (2013) e poi, all’improvviso, un cucchiaio di legno (2014). E critiche, polemiche…lo incalza Volpe. «Quando sono arrivato sapevo che non sarebbe stato facile, ma pensavo che in due o tre anni si potesse armonizzare il lavoro di franchigie e Nazionale e imprimere una scossa al movimento. Invece è successo di tutto: la fine degli Aironi, la nascita delle Zebre, la crisi di Treviso. Eppure non siamo troppo distanti dalle nostre avversarie e l’ambizione e la volontà di sfidarle e batterle sono lì. Intatte».

Risposta pronta alla domanda sul futuro dell’Italia dopo Brunel, il tecnico affonda il colpo: «La domanda è: qual è il futuro dopo Parisse, Castrogiovanni, Bortolami, Mauro Bergamasco, Geldenhuys? – La domanda-risposta resta in sospeso. Non è solo un problema di qualità, ma soprattutto di leadership. Ho dato tante occasioni ai giovani, guardate quanto è cambiato il gruppo in questi anni. Ma la base è ridotta, cinque anni di Celtic League sono ancora pochi e perdendo quasi ogni sabato è difficile crescere mentalmente».

L’esperto giornalista tocca anche il tema accademie, molto discusso soprattutto negli ambienti non federali:«Volete fare un bilancio di un progetto simile dopo un solo anno?» E se gli viene ricordato come l’Under 18 ha appena sconfitto la Francia, l’Under 20 l’anno scorso ha battuto Scozia, Argentina e Fiji… « Bei risultati, ma adesso serve continuità… Padovani, Azzolini, Lazzaroni, Gabriele Di Giulio, Boni. Sono prospetti che possono affermarsi. Ma sa qual è il problema generale del nostro vivaio?…Manca velocità. Servono giocatori in assoluto più veloci. E non solo all’ala».

Si ritorna poi all’eterna diatriba: scuola francese o scuola anglosassone. E cosa suggerisce Brunel alla FIR nella scelta del ct. del futuro? «Gli italiani sono latini come i francesi – conclude il tecnico – hanno bisogno di poter esprimere la loro creatività, la capacità di adattarsi alle situazioni. Ma una squadra vincente deve avere anche l’attitudine, la disciplina e la continuità degli anglosassoni. Servirebbe. un tecnico capace di proporre una sintesi di queste due filosofie».

Biografia

Manuel Zobbio

Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha collaborato con Rugby! magazine, il settimanale lameta, MondoRugby e l'European Rugby Cup. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby

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