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L’haka ballata al ritmo di samba. La fantastica storia di Robert, insegnante ovale nella favela che sogna Neymar

Scritto da Andrea Nalio

Quando, quattro anni fa, Robert Malengreau si presentò a Niteroi con una borsa piena di palloni da rugby accompagnato da quattro compagni della Oxford University, gli abitanti della favela Morro do Castro ‘sembrarono molto sorpresi, quasi in stato di shock’, ricorda oggi.

Nessuno, prima di allora, aveva mai visto un pallone diverso da quello rotondo.

E’ una storia unica quella scritta da Robert Malengreau, ragazzo anglo-brasiliano di 28 anni laureatosi alla Oxford University e che quattro anni fa ha deciso di tornare in Brasile per aiutare le poverissime popolazioni delle favela Morro do Castro. Ovale, il grimaldello. Una forma curiosa e insolita per chi è abituato a vestire magliette verde-oro e a usare i piedi per parlare al pallone.

LA STORIA
Di 208 milioni di persone che occupano l’immenso territorio brasiliano solo 16.000 sono giocatori di rugby registrati. A Morro do Castro, favela di Niteroi che sovrasta Rio de Janeiro, i bambini sono allenati a cercar riparo quando sentono colpi d’arma da fuoco. I campi, abbandonati a se stessi, così come una comunità che lo stesso Malengreau ha definito ‘lasciata al proprio destino’ dal Governo.

Robert ha quindi bussato alla porta della scuola locale, con un progetto lanciato insieme alla sua associazione, UmRio (conosciuta anche come One Rio) con alla base l’idea proporre un’alternativa ai giovani ragazzi del posto, molti dei quali destinati al narcotraffico e a un triste futuro già segnato. ‘E’ un punto d’entrata’, ha spiegato l’ex giocatore inglese diventato nel frattempo insegnate sportivo nella comunità locale.

In un paese che respira calcio e sogna di emulare le gesta di Neymar, Robert è riuscito a coinvolgere e avvicinare al rugby più di 400 bambini. Ad aiutarlo, anche giocatori, amici, delle prestigiose università di Oxford e Cambridge, atenei che hanno inoltre donato le proprie divise ai giovanissimi rugbisti.

Parte degli allenamenti viene gestita in inglese, altra sollecitazione voluta da Malengreau per arricchire il background dei tanti ragazzi che hanno creduto al suo sogno. ‘Non avevo mai saputo dell’esistenza di questo sport – sorride Lucas Aquino Chagas, 17 anni, capitano di uno dei team di rugby touch protagonista di un torneo in riva al mare tra scuole -. Quando ho raccontato ai miei amici che si gioca con le mani non mi credevano. Il mio sogno adesso? Giocare per gli All Blacks’.

‘Si è aperta una porta e con il tempo i ragazzi capiranno che il mondo è grande e ci sono tante altre possibilità’, la commozione Janaina Trancoso, 40 anni, mamma di una giocatrice coinvolta nel progetto di Robert.

In campo intanto, i ragazzi continuano a passarsi il pallone. Vestono le maglie di Oxford e Cambridge. Sorridono a un futuro, forse, non più così inesorabile. Sognando gli All Blacks. E poco importa se, improvvisando l’haka, il ritmo di samba che scorre nelle loro vene regala alla danza maori un singolare ritmo latino.  (foto sito England Rugby)

Biografia

Andrea Nalio

Polesano, giornalista pubblicista dal 2008, lavora come free lance a Londra e rappresenta l'anima operativa di RugbyMercato.it. Nel recente passato ha collaborato con i quotidiani Il Resto del Carlino e La Voce di Rovigo e condotto la trasmissione "Linea di Meta" per Radio Kolbe.
Ha pubblicato anche un libro: «Pepenadores. Insieme ai cacciatori di rifiuti»: Reportage sulla dignità dei riciclatori informali della discarica di Oaxaca (Messico).

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