Italia Rugby Femminile

Maria Cristina Tonna: 'Anche il nostro rugby può essere spettacolare. Il Petternella? E’ punto di riferimento per il movimento'

Scritto da Manuel Zobbio

Un libro per ogni trasferta. E’ così che quelli sul comodino di Maria Cristina Tonna, coordinatrice del settore femminile FIR, probabilmente sono diventati una piramide. “Che sia all’aeroporto o alla stazione li scelgo così, d’istinto”. I suoi ultimi viaggi sono trascorsi tra la storia di Frascati, dove abita, e “Il diario di Eva” di Mark Twain, “un ricordo della trasferta ‘7 a Bucarest, nel 2011, consigliatomi da Andrea Di Giandomenico” (tecnico della Nazionale Femminile, altro lettore doc). Viaggiare è sempre stata la sua passione, come giocare a rugby, uno sport che alla fine è diventato una professione e che proprio in questo momento sta attraversando un momento di grandi trasformazioni. E nel settore femminile a che punto siamo?
Torneo Petternella: l’evento ufficiale che apre la stagione prima del campionato, ormai appuntamento tradizionale per il movimento femminile. Cosa ne pensa?
“Il Torneo Petternella rappresenta ormai da anni un punto di riferimento per il movimento femminile, torneo dedicato alla disciplina Seven da sempre, ancor prima che il Seven rientrasse nei giochi Olimpici. E’ sempre stato un torneo di caratura importante, con la presenza, oltre a molte squadre italiane blasonate, anche di squadre straniere.
Qual è stata la sua esperienza del torneo in questi anni?
“Il Torneo l’ho vissuto negli anni in varie vesti, prima come giocatrice, come tecnico, poi come coordinatore dell’attività femminile della Fir, l’ho visto crescere da tutti i punti di vista. Inoltre è l’appuntamento che precede l’inizio del Campionato e tutte le squadre a maggior ragione vogliono dare il massimo”.
Cosa si aspetta dalla prossima edizione?
“Anche quest’anno mi aspetto squadre competitive, che vorranno mettere in luce i progressi fatti; grandi aspettative le ripongo nel Torneo Under 16, da quest’anno saranno nuovamente in scena i club invece delle Selezioni Regionali (per una questione di strategie condivise con la società Le Rose Rovigo Rugby)”.
Due diversi modi di praticare lo stesso sport: Rugby 7 e Rugby 15. Cosa può dare il Rugby 7 al Rugby a 15? E, in particolare, quali valori e caratteristiche tecniche, il 7 può trasmettere al 15 o viceversa?
“Come prima cosa io credo fortemente che tutte le forme alternative di rugby possano essere utili per allargare la nostra comunità, ed attrarre non solo possibili giocatori (inteso in senso lato) che con il solo XV non si avvicinerebbero, ma anche nuovi sostenitori, possibili sponsor, comunque persone che potenzialmente possono avere interesse di vario tipo nei confronti del nostro sport. Nel ‘7  la gestualità e l’atleticità dei giocatori è all’ennesima potenza, e questi sono parametri molto importanti anche nel XV. Se poi pensiamo che potenzialmente tramite il ‘7 si potrebbero avvicinare al rugby anche atleti di altre discipline sportive, affascinati dal gioco con maggiori spazi, beh direi che la cosa è altamente interessante!”
Come si colloca il Petternella in quest’ottica?
“Il Petternella, dall’alto dei suoi 19 anni di vita, rappresenta sicuramente un valore aggiunto, che va al di là del rugby giocato, nel senso che vuole essere anche un messaggio importante per la vita quotidiana. Non a caso Gisella Quaglio, Presidente delle Rose Rovigo Rugby, società organizzatrice del Torneo, un paio di anni fa, nel discorso conclusivo lesse una bellissima frase di Marco Pastonesi: “Il rugby è una voce del verbo “dare; ad ogni allenamento, ad ogni partita, ad ogni placcaggio, ad ogni sostegno, dai un po’ di te stesso. Prima o poi qualcosa ti tornerà indietro”. Uno straordinario messaggio di fratellanza, di sport, di pace!”
Dopo i risultati della Nazionale Femminile nell’ultimo Sei Nazioni (3 vittorie), giornalisti e addetti ai lavori in genere hanno reclamato maggior attenzione verso il movimento femminile in Italia. Secondo lei, c’è stata?
“Sicuramente c’è stata maggiore attenzione nei nostri confronti durante l’ultimo 6 Nazioni, con l’escalation di gare vinte durante le ultime tre giornate. La carta stampata nazionale e locale ci ha dedicato dello spazio soprattutto a cavallo tra la gara vinta con la Francia e quella del Galles, quasi a prevedere che avremmo poi compiuto l’impresa delle tre vittorie. Il fatto è che in Italia c’è in generale poca attenzione per il rugby, se non legata ai grandi eventi (6 Nazioni, Test Match) e ancor meno per lo sport femminile tutto. Il rugby è un gioco nobile dagli alti valori e queste caratteristiche non hanno distinzione di genere; noi abbiamo dimostrato, e continueremo a farlo,  che il nostro rugby può essere spettacolare ed av-vincente”.
Si nota qualche cambiamento?
“Per vedere dei cambiamenti duraturi ci vuole però anche un cambio di mentalità, di cultura, sarà fondamentale che tutte le Società, anche nell’angolo più recondito d’Italia,  diano veramente pari opportunità alle bambine e ai bambini di giocare a questo meraviglioso gioco. Nell’immediato ho fatto delle prime annotazioni: intanto molte più persone hanno cominciato ad apprezzare il rugby giocato dalle ragazze, chi è riuscito a vedere una o più gare dal vivo, chi grazie allo streaming invece è riuscito a vederci da casa, e i commenti sono sempre entusiasti. Molto apprezzato è lo spirito di combattimento fino alla fine della nostra squadra Nazionale, il gioco spumeggiante in attacco, con una continua ricerca degli spazi  ed  aggressivo, e molto ordinato, in difesa. Altra cosa che ho potuto apprezzare è la richiesta da parte di tantissime società di materiale specifico da poter utilizzare per la propria propaganda, come foto e dati, e questo mi dà la percezione che veramente stiamo facendo bene”.
Secondo lei, i risultati ottenuti dalla Nazionale Femminile derivano più da una programmazione a livello federale o da un’ottima generazione di giocatrici e tecnici? In altre parole: si tratta più di un percorso di crescita strutturato, dal quale il settore maschile potrebbe prendere spunto e sul quale puntare in vista del prossimo Mondiale/Sei Nazioni, o di una coincidenza di vari fattori fortunati?
“Nessuna coincidenza! Sono fortemente convinta che questi risultati non si sarebbero potuti ottenere senza un equilibrio tra due fattori: da una parte c’è una buona programmazione di tutte le attività italiane (Campionato di Serie A, Coppa Italia, XV del Comitato) incastonata nella quale poi troviamo l’attività internazionale a XV e ‘7; dall’altra parte più che di una buona generazione di giocatrici e tecnici, parlerei proprio di una crescita anche qualitativa di tutto il movimento, e questo è un ottimo supporto anche per l’alto livello. Voglio poi ricordare che da qualche anno a questa parte stiamo lavorando anche a livello territoriale per l’ulteriore sviluppo del settore femminile, con dei tecnici specifici e dei progetti legati alle categorie juniores, con dei buoni risultati. Poi, è innegabile che la Nazionale Femminile abbia ottime giocatrici e tecnici eccellenti”.
Il rugby femminile 15 sta crescendo (17 squadre iscritte al campionato), che percorso di crescita sta affrontando il rugby 7?
“Il rugby giocato dalle donne sta crescendo in tutto il Mondo, l’Italia è uno dei Paesi che sta ottenendo i migliori risultati e, a riprova di ciò, ci saranno ben 17 squadre ai nastri di partenza del Campionato a XV. Come ben sanno tutti il ‘7 è un gioco diverso, e se il XV è veramente un gioco per tutti, il ‘7 è per grandi atleti, giocatori capaci di grande velocità, rapidità e di una gestualità estrema. Dico questo per arrivare al punto: se da una parte la gestione di una squadra Seven è più semplice, per numero di giocatori, logistica, e cose del genere, il gioco è più selettivo e dunque riservato a meno persone e ha un percorso di sviluppo diverso. Non per questo i nostri ragazzi non lo devono giocare, tanto che i programmi juniores femminili che si attuano a livello territoriale sono  rivolti al ‘7”.
Cosa ne pensa della mancata qualificazione alle Olimpiadi di Rio 2016?
“Posso dire, per prima cosa, che ci riproveremo per la prossima edizione con maggiore consapevolezza delle nostre potenzialità, anche nel ‘7. Stiamo facendo delle valutazioni, dalle quali scaturirà la nuova programmazione per i prossimi 4 anni. Sulle qualificazioni voglio ricordare che è rimasta fuori l’Olanda, che ha puntato tutte le sue risorse sul ‘7 olimpico, destrutturando l’attività a XV: ora si trovano con un cumulo di macerie, dalle quali dovranno ripartire. Al momento, nemmeno la Spagna si è qualificata. In Italia questo non accadrà, porteremo avanti il ‘7 senza togliere risorse al XV”.
Da anni Rovigo non ha più una squadra di rugby femminile. Secondo lei, i numeri rappresentano un limite per il movimento femminile?
“I numeri stanno aumentando di anno in anno, il rugby è un gioco sempre più conosciuto ed apprezzato anche dalle ragazze. Certo che comunque non abbassiamo la guardia, vogliamo continuare a crescere come numero di praticanti ed appassionati”.
Quali potrebbero essere le strategie per una buona opera di scouting finalizzata all’aumento delle praticanti, sia giovani che seniores?
“Le strategie sono molteplici, di sicuro creare una idea/immagine della giocatrice rugbista che sia attraente per le nuove generazioni, che dia il messaggio di una moderna e pacifica atleta/guerriera, che non si arrende di fronte alle avversità, nel campo come nella vita”.
Qual è il suo pronostico per il prossimo Mondiale maschile?
“Australia, anche se le partite di rugby le guardo da tifosa e chiaramente tiferò per la nostra Nazionale Italiana. Spero possa raggiungere traguardi storici”.
Segue il campionato nazionale di rugby maschile?
“Si lo seguo quando posso”.
Secondo lei quale sarà l’outsider della prossima stagione?
“Quest’anno vedo bene le Fiamme Oro”.
Che libri ci sono sul suo comodino?
“Mi viene in mente un piccolo aneddoto. Ogni volta che parto per una trasferta compro ‘il libro del viaggio’. Che sia all’aereoporto, alla stazione o altro… non un libro in particolare, ma uno scelto lì per lì,  d’istinto. Li ho presi tutti! “8 Settembre 1943-8 Settembre 2013 – 70° anniversario del bombardamento di Frascati”, la cittadina dei Castelli romani dove abito, non puoi vivere qui e non conoscere la storia di cui è pregna, dall’antica Tuscolo al recente bombardamento della seconda Guerra Mondiale. “Un Karma pesante di Daria Bignardi”, ricordo della trasferta U18 ad Enkoping, del 2014. “Uno vale uno” di Alessandro Pirrone, libro di politica partecipata. “L’enigma delle piramidi”, come e perché furono costruite. “Il diario di Eva” di Mark Twain, ricordo della trasferta Seven a Bucarest, nel 2011, consigliatomi da Andrea Di Giandomenico. “La prima Lady Chatterley” di DH Lawrence, un libro di fotografie delle Nazionali francesi e un libro di inglese”.
Quando Maria Cristina Tonna non lavora, cosa ama fare?
“Ho avuto la grande fortuna di fare della mia passione il mio lavoro, e dunque molto spesso anche se non sto prettamente lavorando sono comunque sui campi da rugby. A me piace molto viaggiare e visitare nuovi posti, nuove città, anche italiane; mi piace girovagare per paesi e paesini, pieni di arte di varie epoche, in cui spesso si fanno incontri con persone incredibili che in pochi minuti ti raccontano aneddoti e storie fantastiche. Viaggiare è il modo migliore per conoscere e per crescere, a qualunque età”.

Milena Furini

Biografia

Manuel Zobbio

Co-Fondatore di RugbyMercato.it, ha collaborato con il mensile Rugby! il settimanale lameta e sul web MondoRugby.com e il portale italiano della ERC (European Rugby Cup). Esperto di marketing e comunicazione, collabora dal 2008 con PiazzaRugby.it e con l'agenzia internazionale di sport management Global Sports Futures

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