Eccellenza Italia

‘Mi fermo qui, grazie a tutti’. Troy Nathan annuncia il ritiro. La carriera di coach nel futuro del neozelandese

Scritto da Andrea Nalio

‘Ripenso alla mia carriera e sento di aver fatto il massimo possibile, sfruttando ogni opportunità. Sono grato per tutto quello che questo sport mi ha dato e sento che questo è il momento giusto per terminare la mia carriera’. Troy Nathan, centro neozelandese dei Lyons Piacenza, ha deciso di fermarsi qui. Dopo 16 anni di professionismo ad alto livello il tre quarti, 33 anni, terminerà la carriera agonistica a fine stagione, a conclusione di un percorso sportivo eccezionale, iniziato ad Auckland con la maglia dei Counties Manukau, proseguito poi ad Hamilton con quella dei Chiefs e impreziosito dalle esperienze in Irlanda (Connacht) e Scozia (Glasgow Warriors). Nathan ha incrociato il suo cammino con il rugby italiano nel 2013 quando, la chiamata dell’allora Mogliano allenato da Umberto Casellato, lo porterà a scrivere un capitolo importante della sua vita sportiva: un incredibile tricolore con biancoblu seguito poi dalle esperienze con Lazio, Zebre e Lyons Piacenza. ‘I primi quatto mesi a Mogliano sono stati incredibili, in Italia ho trascorso un periodo stupendo – così Nathan a Rugbymercato -. Riguardo il mio presente, vorrei ringraziare i Lyons Piacenza per il trattamento ricevuto in questi due anni. Io e la mia famiglia ci siamo sentiti benvoluti, come a casa. I Lyons sono un ottimo club con una chiara visione del futuro e meritano il loro posto in Eccellenza’.

Troy, perché sente che questo è il momento giusto per smettere?
‘Dopo l’infortunio subito lo scorso anno, non sono tornato allo stesso livello fisico. Adesso, quando ho la palla, gli spazi nella linea difensiva sembrano più difficili da attaccare…’’.
Quali sono i suoi piani futuri?
‘Voglio continuare ad allenare. Durante i miei due anni a Glasgow ho completato tutte le certificazioni per diventare coach e da allora sono sempre stato coinvolto in questo aspetto. Penso che sia il modo migliore per restituire qualcosa al gioco che amo, una strada che potrà offrirmi tante altre opportunità. E non vedo l’ora di condividere il mio background professionale con le future generazioni di rugbisti’.
Già in questa stagione ha fatto parte dello staff dei Lyons.
‘Sì, mi sono occupato del gioco dei tre quarti. E’ stata un’esperienza molto formativa e sono estremamente grato ai Lyons per avermi dato questa opportunità’.
Quando ha cominciato a pensare al ritiro?
‘La vita dopo la carriera agonistica mi ha sempre un po’ spaventato. Ma fortunatamente, durante le esperienze con Connacht e Glasgow Warriors noi giocatori siamo stati incoraggiati a pensare al futuro, con i dirigenti che spesso ci ripetevano coma fosse breve la carriera di uno sportivo. Quindi, grazie a questo, negli ultimi 3 anni ho iniziato a gestire e sviluppare alcune attività’.
Durante la sua esperienza in Irlanda, ha anche conseguito una laurea.
‘Si, in Business e Marketing. E’ stato lo stesso club a incoraggiarmi allo studio ed è così che probabilmente è nato in me l’interesse per il business’.
Un consiglio che darebbe oggi ai giovani giocatori.
‘Di pensare alla vita dopo il rugby e di non commettere l’errore di credere che il giorno dell’addio non arriverà mai. Di guardare alla vita futura con entusiasmo e sfruttare il tempo libero – che una carriera sportiva offre – con saggezza, lavorando o studiando. Questo aiuterà loro a costruirsi un futuro e a non pensare costantemente al gioco, un atteggiamento che potrebbe influire anche sulle prestazioni di campo’.
Quale è stato il momento più alto della sua carriera?
‘Ce ne sono stati diversi. Certamente l’esperienza a Mogliano è stata tra le più importanti. Sono arrivato a metà stagione e con i ragazzi abbiamo vinto tutte le partite, riuscendo a conquistare un titolo storico. Non capivo l’italiano o cosa dicevano le persone…so solo che la festa dopo il match è stata molto bella’.
A guardarla, in finale, c’erano anche i suoi genitori.

‘Dopo la seconda semifinale li ho chiamati, dicendo loro che eravamo in finale. Hanno preso subito il biglietto aereo dalla Nuova Zelanda. Dopo quattro giorni erano in Italia. Condividere con loro la gioia del titolo è stato qualcosa di molto speciale’.
Una decisione che riprenderebbe.
‘Accettare l’offerta del Connacht.  Mio nonno è irlandese e una volta ricevuta l’offerta ho iniziato subito il procedimento per avere il passaporto irlandese. Preso l’aereo, non mi sono mai voltato indietro. Avevo 23 anni. Certamente mi manca la Nuova Zelanda e la famiglia, ma le opportunità e le esperienze di vita vissute in Europa sono state fantastiche’.
Un momento che non dimenticherà mai.
‘Il calcio di punizione durante la semifinale tra Mogliano e Viadana da 62 metri è stato divertente…’.
Una persona alla quale sarà sempre grato.

‘Tante persone mi hanno aiutato lungo il cammino: mio nonno, i miei allenatori, i miei amici. Se devo scegliere, dico mio padre. Ogni giorno in campo mi aiutava a migliorare nel calcio, nei passaggi. Sapeva che avevo talento e si assicurava che lo allenassi, mantenendomi così nella giusta direzione. Era severo, ma giusto e mi ha aiutato a diventare la persona che sono oggi’.
Se non fosse diventato un giocatore di rugby, cosa avrebbe fatto?
‘Ho sempre voluto lavorare per me stesso, probabilmente avrei diretto il mio business e seguito parallelamente la carriera di coach. Oppure sarei diventato un poliziotto, un lavoro al quale ho sempre pensato’.
Una cosa che ama del rugby.
‘L’opportunità di viaggiare in tutto il Mondo e far parte di una squadra di fratelli, ovunque tu giochi’.
Cosa le mancherà del cammino da giocatore?
‘Il rapporto quotidiano con i miei fratelli. Le sensazioni e l’energia dello spogliatoio dopo una vittoria è un qualcosa che non si può spiegare. Conserverò questi ricordi per sempre. Il rugby è una famiglia e specialmente quando vivi distante da casa, i tuoi compagni di squadra diventano la tua famiglia’.
Come trascorre il suo tempo libero?
‘Con la mia giovane famiglia. La mia priorità è stare con loro, così come pensare al futuro di mio figlio. Lo vedo crescere velocemente e voglio che abbia le migliori opportunità che la vita possa offrire. Accanto alla famiglia c’è il lavoro che mi occupa molto tempo dopo il rugby’.
Troy, tre parole che i suoi compagni di squadra userebbero per descriverla…
‘Facile: Passa la palla!’

(foto profilo Facebook Troy Nathan)

Biografia

Andrea Nalio

Polesano, giornalista pubblicista dal 2008, lavora come free lance a Londra e rappresenta l'anima operativa di RugbyMercato.it. Nel recente passato ha collaborato con i quotidiani Il Resto del Carlino e La Voce di Rovigo e condotto la trasmissione "Linea di Meta" per Radio Kolbe.
Ha pubblicato anche un libro: «Pepenadores. Insieme ai cacciatori di rifiuti»: Reportage sulla dignità dei riciclatori informali della discarica di Oaxaca (Messico).

Lascia un commento

Facebook Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi