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PERCHE’ SIAMO DIVERSI?

Scritto da Manuel Zobbio

Sabato scorso la notizia è passata quasi inosservata, secondo uno stile consolidato, o più semplicemente perché situazioni di questo genere rientrano nella gestione normale della Federazione Australiana Rugby. Ci riferiamo alla decisione presa dal commissario tecnico dell’Australia, Ewen McKenzie dopo il test match vinto contro l’Irlanda (32-15). L’allenatore ha escluso dalla rosa dei convocati i giocatori Adam Ashley Cooper, Nick Cummins, Tatafu Polota-Nau, Benn Robinson, Paddy Ryan e Liam Gill, colpevoli di aver fatto uso di grandi quantitativi di alcol e aver fatto le ore piccole la sera dopo la partita. Con loro c’era pure il pilone Ryan che non ha subito lo stesso trattamento in quanto il regolamento prevede in rosa la presenza di quattro piloni e, pertanto, la sospensione di Ryan slitterà al successivo impegno con il Galles.

Perché citiamo questo episodio, quando punizioni di questo genere dovrebbero essere considerate normali nella gestione di un gruppo? L’accaduto potrebbe esser il pezzo di un grande puzzle che potrebbe chiarire la differenza che passa tra noi, rugbysti italiani, e le nazionali di quei Paesi che occupano stabilmente l’olimpo del rankings mondiale del rugby, dove teneramente, ma inutilmente, Brunel aveva promesso che ci avrebbe portato nel giro di tre anni(giugno 2011) .

Dopo prestazioni come quella di sabato scorso contro le Fiji, preceduta dalla pesante sconfitta con la stessa Australia, molti si sono chiesti come mai i tanti soldi investiti nel progetto azzurro non siano serviti a render forte questa Nazionale nonostante la fantasiosa quanto inutile nascita delle franchigie, l’espatrio costante dei talenti migliori e le varie acrobazie per rendere”italiani”giocatori che nelle nazionali dei loro paesi non troverebbero posto.

Le spiegazioni si sprecano. Ma sarebbe sufficiente dire che questo sport non è nel nostro DNA, oppure più semplicemente che si tratta solo di un fatto di cultura. L’Italia è calcio dipendente e tutti gli altri sport trovano piccolo spazi che spesso non sanno neppure sfruttare a dovere. La Fir non si sottrae a questa regola, facendo fatica ad avere uno straccio di diretta televisiva per il massimo campionato, trascurando la base e dilapidando sostanze consistenti in progetti chiaramente deficitari, vedi Accademie.

Sul piano morale poi sarebbe sufficiente richiamare il caso Dion Berryman, il giocatore del Prato squalificato sette mesi per doping. Lo stop imposto al giocatore iniziava il 4 novembre 2011 e si doveva concludere il 3 giugno 2013. La Fir, prima ancora che finisse la squalifica, lo aveva già ingaggiato per la franchigia federale delle Zebre. Non vogliamo gettare la croce addosso al giocatore, concedendo con ciò a tutti la possibilità di sbagliare e di potersi anche rimettere in gioco. Ecco che allora sarebbe stato simpatico vedere il giocatore riprendere nell’Eccellenza, ma non ricevere addirittura il premio di giocare nel campionato celtico, sotto l’egida della Fir ? Con quale tipo di insegnamento per i giovani che praticano questo sport? Forse anche in momenti come questo sta l’abisso che ci divide dalle nazionali più forti della palla ovale.

Umberto Nalio – http://www.polesinerugby.com/web/?p=1542

Biografia

Manuel Zobbio

Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha collaborato con Rugby! magazine, il settimanale lameta, MondoRugby e l'European Rugby Cup. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby

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