Italia Rugby Femminile

Si avvicina il torneo 'Petternella'. Enrica Quaglio: 'Sono cresciuta con lui…che bello!'

Scritto da Manuel Zobbio

Se fosse un libro, Enrica, sarebbe “’Limbo” di Melania Mazzucco. “Trovo che Manuela Paris (la protagonista del libro) Maresciallo degli Alpini in missione in Afghanistan e al comando di un plotone composto unicamente da uomini, sia la quintessenza della femminilità. Un bel libro da leggere per donne rugbiste che sanno alternare la durezza del campo alla dolcezza nella vita”. Donna, rugbista, come lei. Che tra il lavoro, lo sport e le passioni personali trova sempre il tempo di sfogliare le pagine di un buon libro. “Sì, anche se il tempo a disposizione è sempre pochissimo”, sorride Enrica Quaglio, che insieme a mamma Gisella e a un nutrito gruppo di collaboratori sta regalando al rugby italiano la 19^ edizione del Torneo Internazionale ‘Mirko Petternella’. Una storia cominciata  in campo, quando Enrica vestiva ancora la divisa di giocatrice e continuata fuori, in qualità di organizzatrice con Le Rose Rovigo Rugby. Quasi un ventennio di battaglie, da raccontare un giorno, perchè no, in un libro che, certamente, Enrica Quaglio non mancherà di conservare nella sua libreria.
Enrica, 19 anni di “Petternella”. Guardando all’indietro, cosa ne pensa del cammino affrontato e del lavoro svolto?
“19 anni sono tanti. Potrei dire che con il “Petternella” sono ‘invecchiata’. I primi “Petternella” li ho fatti da giocatrice, poi sono passata dall’altra parte della barricata e ho iniziato a organizzarlo. Il lavoro e la fatica fatti sono parecchi, ma credo ci sia anche tanta soddisfazione”.
Un pensiero che le riporta alla mente un momento particolare?
“Penso a una ragazza che si tatua una frase di Mirko sul braccio, ad altre che associano il nostro torneo a concetti chiave come “Lavoro, Sacrificio, Fiducia”. Insomma, il nostro torneo non è utile solo per giocare e migliorare il livello rugbistico ma, spero, anche per formare giovani ragazze e prepararle a tutto ciò che di bello, e anche di meno bello, la vita riserverà loro”.
Come sta procedendo l’organizzazione di questa edizione, che è ormai dietro l’angolo?
“Ci siamo…ormai sta per scattare il conto alla rovescia. Mercoledì sera ci sarà una riunione di dettaglio, poi gli ultimi ritocchi e tutti pronti per domenica mattina!”
Da diversi anni il comitato organizzatore del Petternella è molto unito.
“Il gruppo di lavoro oramai è affiatato e amalgamato e mercoledì, dopo la riunione, ci fermeremo tutti a cena da me per poi guardare i quarti di finale degli Europei di basket fra Italia e Lituania. Siamo rugbisti…e quindi lavoriamo per il rugby ma poi diamo “sostegno” anche al basket!”
Con il Petternella si apre una stagione che, per il rugby femminile, sarà particolarmente intensa (chiamata a ben figurare nuovamente al Sei Nazioni e a conquistarsi il pass Mondiale). Come giudica la crescita della  squadra negli ultimi anni?
“Che il rugby femminile in Italia abbia avuto una crescita esponenziale è sotto gli occhi di tutti. Se qualcuno non se n’è accorto o è cieco o non ha chiaro il concetto di crescita. Quest’anno sono riuscita a vedere due partite del Sei Nazioni: Italia-Francia a Badia e Italia-Galles a Padova. In entrambe i casi ho visto innanzitutto una ‘Squadra’ con la esse maiuscola. Meccanismi perfetti, tempismo, fluidità, chiarezza di idee, puntualità nel sostegno e tanto, tanto atletismo. Tutto questo merito di ragazze che hanno obiettivi chiari: essere atlete ed essere rugbiste con la voglia di migliorarsi”.
Una crescita dipesa anche da un grande maestro?
“Certo. Il merito è anche di chi orchestra il tutto da diversi anni ormai: Andrea Di Giandomenico. Competente, sensibile, umile. Un Allenatore con la A maiuscola”.
Un augurio al team azzurro?
“A lui e a tutte le ragazze auguro di cuore di raggiungere tutti i risultati che si sono prefissati per quest’anno. Le donne sono tenaci, lui è aquilano e quindi la forza e la determinazione non gli mancano. Credo ci siano tutti gli ingredienti per provare a trasformare i sogni in realtà!”
Niente Olimpiade per l’Italia. Secondo lei, occasione persa?
“Beh…ogni obiettivo non raggiunto è un’occasione persa. Se poi l’obiettivo si chiama Olimpiade, non si è persa un’occasione ma si è persa ‘L’OCCASIONE’. L’Olimpiade è il massimo traguardo che un atleta può raggiungere quindi perdere quel treno direi che è una delle cose peggiori. I meccanismi che hanno portato a non raggiungere questo obiettivo non li conosco quindi non mi sento di fare valutazioni. Ovviamente il rugby Seven è il “cavallo di Troia” che ci avrebbe permesso di accedere a una competizione che a un rugbista era sempre stata negata, però le valutazioni da fare sono semplici: l’obiettivo rimane il 15 o il 7? A fronte di un numero limitato di risorse, come vengono investite queste, in uno o nell’altro?”
Tornando al Petternella, ci saranno delle novità particolari per questa edizione?
“No, credo non ci siano. In realtà l’idea di creare qualcosa di particolare c’era. Volevamo organizzare un clinic per gli allenatori specifico sul rugby a 7. Avevo personalmente interpellato Titta Casagrande, responsabile della didattica FIR, il quale si era dimostrato felice di accogliere questa nostra proposta. Quando poi ho cercato di procedere scrivendogli per iniziare l’organizzazione non ho più avuto sue risposte e allora abbiamo abbandonato il campo. Peccato però”.
Dal punto di vista tecnico, cosa si aspetta di vedere dalla manifestazione?
“Sono sincera: tecnicamente sono ormai poco ferrata. Sono altri gli aspetti che guardo in una partita come l’approccio mentale, l’accettazione della sfida, l’atteggiamento delle giocatrici e degli allenatori nei vari momenti del gioco. Se però devo proprio rispondere, dico che mi aspetto di vedere un miglioramento generale in un fondamentale che è il passaggio su ampi spazi e l’altra cosa che vorrei vedere è proprio quella di saper occupare tutto il campo senza stingersi in una porzione limitrofa alla palla”.
Capitolo Mondiale…come vede l’Italia in vista del Torneo?
“Sinceramente, la partita contro la Scozia di Torino mi ha lasciato l’amaro in bocca per svariati motivi. Il primo è la quantità di errori banali commessi, in primis passaggi in avanti. Il secondo invece è la mancanza di ricambio generazionale. Quando vedo che la nostra ossatura è ancora costituita da ‘senatori’, mi chiedo quando mai avremo nuova linfa e, soprattutto, mi domando dove siano finiti i ‘prodotti’ delle Accademie. Se i cognomi che leggiamo nella formazione (Geldenhuys, Aguero, Haimona, Vunisa, Garcia, Mc Lean, lo stesso Castrogiovanni) sono in buona parte stranieri, vuol dire che non abbiamo prodotto abbastanza e quindi il futuro è incerto. Credo peraltro che una serie di scontenti, scioperi, battibecchi fra squadra e FIR che ci sono stati in estate, non abbiano giovato ma, anzi, abbiano ritardato la preparazione. Queste cose non aiutano di certo il clima di team ma io spero che i ragazzi siano in grado di trovare serenità e di ricompattarsi in vista del match d’esordio e anche di tutti gli altri, per ottenere il massimo. Ovviamente, come sempre, io tiferò Italia con tutte le mie forze!”
Pronostico: finale, vincitrice e outsider.
“Sono filo neo zelandese per cui dico che vincono gli All Blacks. Per me sono sempre i più affascinanti! I Pumas potrebbero essere l’outsider”.
Capitolo personale. Lei è una grande appassionata di sport e di lettura. Quali libri ispirano la sua professione?
“Ci sono tanti libri che ispirano la mia professione. In ogni libro si trovano spunti, basta saperli cogliere. Diciamo che quest’estate ho letto un paio di libri molto interessanti di matrice calcistica. Uno è ‘Il mio albero di Natale’ di Carlo Ancelotti e l’altro è ‘Il metodo V’ di Victor Valdes, ex portiere del Barcellona e ora del Manchester United. Entrambi sono libri che parlano di sport ma in realtà sfociano in scioltezza nel management. Ancelotti parla di come sia fortemente cambiato il suo modo di allenare da 20 anni a questa parte. All’inizio era un allenatore che stava quasi totalmente in campo, oggi si ritrova ad essere un manager che gestisce un nutrito gruppo di collaboratori esperti in vari settori (atletico, medico, mentale, ecc). Inoltre Ancelotti parla a cuore aperto delle sue scelte, e di cosa significhi allenare in Italia e all’estero, facendo confronti fra Inghilterra, Francia e Spagna. Racconta dei grandi club nei quali ha allenato e in diverse occasioni mi ha emozionata parlando di ‘identità di squadra’ con un chiaro esempio: al Milan puoi fare tutto quello che vuoi, ma il vero marchio di fabbrica rossonero è l’asse difensivo a 4. Società e tifosi si riconoscono in quello, esattamente come a Rovigo ci riconosciamo in una mischia forte e avanzante. Valdes invece parla di come gestire la pressione prima di una gara in un suo personalissimo metodo composto di 8 passi. Molto interessante, anche per chi non deve gestire pressione in campo ma nel lavoro”.
Un libro che consiglierebbe?
“Senza dubbio ‘Shantaram’ di Gregory David Roberts. 1.174 pagine di meraviglia! Leggetelo, non ve ne pentirete!”
Passioni extra rugby ed extra lettura?
“Nonostante il poco tempo, ci sono alcune cose che faccio con costanza, oltre a leggere. Mi piace correre e, da quest’estate, visto che grazie a un amico istruttore di nuoto ho sistemato la respirazione e appreso un po’ di tecnica, anche nuotare. Correre mi fa pensare e riordina le mie idee, nuotare è semplicemente fantastico! Quando metto la testa sott’acqua e sento solo il suono delle bolle d’aria mi rigenero. Un’altra cosa che ho ripreso a fare da un po’ di tempo è di seguire un po’ di partite di basket dal vivo. Trovo che sia uno sport assolutamente spettacolare e appena posso mi piace rivivere l’atmosfera del palazzo”.
Per chi è in cerca di ispirazione, quale libro consiglierebbe?
“Il libro che ho sul comodino ora: ‘Elogio della fatica’ di Matteo Rampin. Atleti di diverse discipline sportive (nuoto, judo, pugilato, canottaggio, rugby, rally, ecc.) raccontano cos’è per loro la fatica. Ma la cosa bella è la prefazione di Rampin: la società attuale ci fa pensare che tutto sia facile ed immediato. Nulla di più falso. E’ la fatica il lasciapassare per ottenere i risultati, in qualunque campo, sportivo, lavorativo o di vita. Messaggi bellissimi, veicolati da campioni del calibro di Rossano Galtarossa, Clemente Russo, Pino Maddaloni e molti altri. Imperdibile direi”.
Ultima domanda: torneremo a vedere la Nazionale femminile a Rovigo?
“Chissà…se son rose…..”.

Biografia

Manuel Zobbio

Co-Fondatore di RugbyMercato.it, ha collaborato con il mensile Rugby! il settimanale lameta e sul web MondoRugby.com e il portale italiano della ERC (European Rugby Cup). Esperto di marketing e comunicazione, collabora dal 2008 con PiazzaRugby.it e con l'agenzia internazionale di sport management Global Sports Futures

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