Italia

Tra campo e scrivania: si chiama Viadana la nuova avventura di Francesco Iannucci

Scritto da Andrea Nalio

Una nuova avventura. Tra campo, video e scrivania. Il presente di Francesco Iannucci si chiama Viadana. L’ex coach del Gran Sasso infatti si è unito allo staff di Filippo Frati in qualità di video analyst. Un ruolo che gestirà assieme alla carica di Direttore Tecnico del settore giovanile giallonero. Un passato tra Caimani e L’Aquila. Un presente nella Bassa. Francesco ci racconta così le sue nuove emozioni.
Partirei dal suo nuovo incarico. Pensieri?
‘Prima di arrivare a Viadana avevo già un’idea del Club e dell’ambiente. Ho effettivamente trovato conferme. Ho trovato un contesto che respira rugby ogni giorno. Le persone si aspettano molto ma sono anche pronte a dare molto: questo è il segreto per creare legami importanti in una comunità. E i legami poi fanno la differenza…’.
Come è nata questa opportunità?

‘Devo ringraziare il Club per questa fantastica opportunità e spero di riuscire a ripagare alla grande la fiducia della Società. Il principio è stato quello di dare maggiore profondità allo Staff e strumenti ai giocatori per crescere individualmente e come team. Sono molto grato a Pippo Frati e Plinio Sciamanna che mi hanno inserito nel sistema’.
Ci racconta, nello specifico, il lavoro quotidiano di un video analyst?

‘Lavoro su diversi ambiti di sviluppo del gioco, dei giocatori, del sistema di allenamento e delle priorità degli arbitri. Insomma, su tutti elementi controllabili della prestazione. L’obiettivo è quello di utilizzare il video come un mezzo di allenamento, di analisi del match e di studio degli avversari, quindi essere concentrati sul presente, passato e futuro con le dovute proporzioni e priorità. Serve uno sforzo di sintesi importante per rendere utili la quantità di dati che raccogliamo. L’obiettivo finale è dare consapevolezza ai giocatori per stimolarli a essere protagonisti delle scelte e del match plan. Ovviamente un giovane reagirà in modo diverso da un esperto, ma questa è la strada’.
A Viadana si occuperà anche del settore giovanile. Quali saranno le sue mansioni principali?
‘Sarò il Direttore Tecnico del settore giovanile. Vorrei costruire una metodologia comune che sia adatta alla storia e alla specificità del club. Sarò a sostegno della formazione degli educatori e dei tecnici con un’idea guida: il rugby dei giovani non è l’imitazione del rugby dei grandi ma siamo in un percorso lungo. Le variabili dei ragazzi sono maggiori perché sono in continuo cambiamento: l’emotività, l’adolescenza, il rapporto con la famiglia, le fasi di crescita, la scuola. Inoltre, vogliamo lavorare affinché il pensiero dei giocatori diventi una pratica quotidiana. Sono loro che devono imparare a pensare e a fare; ma prima a pensare. Noi allenatori possiamo facilitarli a far questo’.
In carriera ha vissuto anche l’incarico di head coach al Gran Sasso. Un pensiero riguardo quella esperienza?
‘Un’esperienza utilissima per la mia crescita. L’Abruzzo è una gran terra di formazione, non lo dico per retorica. E’ una terra piena di persone di qualità che si mettono a disposizione del rugby e dei ragazzi ed è senza dubbio una terra di maestri a partire da Massimo Mascioletti. Anche l’esperienza come Tfa per la Fir mi ha dato molti spunti e mi ha permesso di lavorare con ottime persone a partire dal Tecnico Regionale Colella’.
Cosa si aspetta adesso dalla nuova avventura a Viadana?

‘Un’esperienza di alto livello umano e sportivo. Per me il rugby è una professione ma resta un mezzo per migliorarmi come persona. Questa è la mia priorità. L’ambizione del club, la professionalità dello Staff e dei giocatori saranno il carburante per fare un grande anno. Mi aspetto un’esperienza “vincente” e risultati importanti. Ma nulla cade dal cielo, serve il lavoro’.
Quali sogni/prospettive ha per la sua carriera?
‘Ora sono concentrato sul presente. E’ chiaro che da un presente di qualità può venire anche un futuro di qualità. Un aspetto ancora inesplorato nel rugby giovanile. Penso che sia importantissimo allenare i ragazzi sulla realtà e la continuità del gioco. Voglio legare sempre l’autonomia di scelta di gioco con la motivazione: chi si sente protagonista delle scelte è anche più motivato a fare. La paura di sbagliare è l’ostacolo più difficile da rimuovere ma solo sbagliando si può crescere. Non ci sono altre strade’.
Un aspetto ancora inesplorato nell’area dedicata all’analisi video delle partite.

‘L’evoluzione è continua e sicuramente c’è chi meglio di me può rispondere a questa domanda. Ormai la tecnologia fornisce molti strumenti utili e forse negli altri paesi le Università e i sistemi sportivi sono meglio disposti verso l’analisi del match. Però credo che non possa esserci tecnologia che si sostituisce a un rapporto positivo tra allenatore e giocatore. Quindi tutto parte dalla nostra capacità di comunicare con i ragazzi. Una email non deve sostituire una parola ben spesa’.
Quale è il dato più rilevante che poi va a beneficio degli staff tecnici?

‘Ogni Staff ha le proprie esigenze e ogni allenatore la propria filosofia. Sicuramente ci sono degli elementi comuni: lo studio degli avversari, la preparazione di una partita, l’analisi della propria squadra. Il punto non è quanti dati abbiamo, piuttosto cosa vogliamo farci’.
E quello più ‘sottovalutato?

‘Non so se sia sottovalutato, ma mi interessa approfondire la capacità dei giocatori di percepire e selezionare le informazioni giuste in anticipo rispetto agli avversari’.

Biografia

Andrea Nalio

Polesano, giornalista dal 2008, lavora come free lance a Londra e rappresenta l'anima operativa di RugbyMercato.it. Nel recente passato ha collaborato con i quotidiani Il Resto del Carlino e La Voce di Rovigo e condotto la trasmissione "Linea di Meta" per Radio Kolbe.
Ha pubblicato anche un libro: «Pepenadores. Insieme ai cacciatori di rifiuti»: Reportage sulla dignità dei riciclatori informali della discarica di Oaxaca (Messico).

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