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A tu per tu con Carlo Pratichetti: storia dell'ultimo gladiatore tricolore

Scritto da Manuel Zobbio

Primavera del 2000. Poule Scudetto. La Rugby Roma sta ospitando la Benetton Treviso. “Gli spalti erano gremiti, noi con un uomo in meno in mischia e una punizione a sfavore, praticamente sotto i nostri pali. Treviso, invece di piazzare, chiese la mischia. Li cappottammo con un uomo in meno, e da li capimmo quale sarebbe stato il nostro traguardo…”. Nel ricordare quella battaglia Carlo Pratichetti si emoziona ancora. Sono passati 15 anni da quel pomeriggio, da quella stagione indimenticabile. Era la Roma di Ramiro Pez, di Andrea Lo Cicero, di Luke Gross. Ma sopratutto era la Roma di Carlo Pratichetti, tallonatore e guida dei bianconeri all’ultimo atto di una carriera vissuta sempre a casa (tra Roma, Cus Roma e Lazio) e coronata da un trionfo atteso 51 anni. “Prima della finale, la mia ultima partita – ricorda oggi -, Gilbert Doucet, l’allenatore, mi concesse l’onore di consegnare le maglie ai miei compagni. Un’emozione indescrivibile, indimenticabile”. Ottanta minuti dopo, un urlo squarciò il cielo della Capitale.
             
Carlo,  una carriera conclusa con il trionfo tricolore. Degno finale del suo cammino.
“Una stagione memorabile. Quell’anno la Rugby Roma era semplicemente imbattibile”.
Una vita da giocatore vissuta sempre a Roma…
“Sono nato su un campo di rugby. Mio padre giocava e io portavo la borsa a mio fratello Oreste. Parliamo del 1968. Il rugby è la mia vita, la mia passione. Dopo la famiglia, è tutto”.
Ha rimpianti come giocatore?
“Sinceramente no. Se fossi rimasto a Milano a giocare forse avrei avuto qualche presenza in più in Nazionale. Ma non importa”.
Anche la carriera da coach è iniziata a Roma. Cosa c’è del Pratichetti giocatore nel coach che è diventato oggi?
“In effetti ho allenato e giocato con tutte le squadre di Roma, in tutte le categorie. Però l’esperienza più importante l’ho vissuta con Massimo Mascioletti alla Capitolina. Tecnicamente con lui sono cresciuto moltissimo”.


Che allenatore è Carlo Pratichetti?
“Mi ritengo un allenatore atipico. Cerco di mettere i giocatori al centro del progetto di gioco rendendoli partecipi dal punto di vista tecnico, cercando di fargli capire che stanno giocando uno sport unico e meraviglioso. Dal punto di vista tecnico, puoi giocare in mille modi, ma ci vuole passione, attaccamento alla squadra e alla maglia che rappresenti”.
Nell’ultima stagione in Eccellenza, a Prato, siete stati un po’ l’outsider del campionato. Che stagione è stata?
“Meravigliosa! Sono stato benissimo con tutti. Prato è una città bellissima, con persone competenti e passionali; uno su tutti, Gabriele Lai. Abbiamo fatto una stagione molto intensa a livello emotivo e abbiamo giocato a sprazzi un rugby di alto livello. Ho avuto la fortuna di avere dei giocatori con le ‘palle’ vista la situazione e uno staff eccezionale”.
Il giocatore più forte che ha allenato in carriera?
“Christian Warner, apertura australiana. Arrivò a Roma dopo aver vinto l’Heinken Cup con il Leinster”.
La Capitale è rappresentata in Eccellenza da Fiamme Oro e Lazio. Ma manca un club storico come la Roma. Negli anni, tante società importanti (esempio Parma e L’Aquila che ha rischiato di sparire) hanno abbandonato il palcoscenico del massimo campionato. Come giudica questa assenza e questo ‘declino’ di molte squadre storiche?
“A Parma ci sono le Zebre che assorbono energie e attenzione. A L’ Aquila purtroppo molto è stato condizionato dal terremoto e le risorse sono sparite. Per Roma il discorso è un altro: tutti vogliono comandare il proprio orticello e forse la crisi economica nelle città grandi si sente di più. Inoltre, da parte della Federazione e del Comitato Regionale Laziale farsi scippare dal calcio un impianto come il Tre Fontane sarebbe un peccato enorme per tutto il movimento rugbistico italiano.
Quali sono i programmi futuri di Carlo Pratichetti?
“Sicuramente di continuare ad allenare. Ho un paio di progetti che mi piacerebbe sviluppare in qualche società”.
Che esperienza le piacerebbe vivere. E, in Italia, o all’estero?
“A Prato ritornerei, ma mi piacerebbe tantissimo fare un’esperienza in Veneto. All’estero, mi attira l’Inghilterra.
Il rugby italiano sta attraversano un periodo difficoltoso (non solo dal punto di vista dei risultati sul campo). A suo avviso, quale potrebbe essere il primo aspetto sul quale lavorare (giovani, accademie, campionati…)?
“Obbligherei tutte le società di Eccellenza ad avere un’under 20 che faccia lo stesso campionato delle prime squadre. Così facendo, si potrebbero integrare più facilmente i giovani e allargare le rose delle prime squadre per ricreare quel fascino di appartenenza al club e quella motivazione che – inutile negarlo – è la base di questo sport di combattimento. Il nostro gap a livello internazionale è maggiore dopo l’under 18 e creando un campionato più competitivo e offrendo ai giovani la possibilità di giocare in Eccellenza, si potrebbe crescere più velocemente e gradualmente”.
Cosa farà l’Italia al Mondiale?
“Abbiamo un girone durissimo! Speriamo di passare”.
Carlo, un pronostico per questo finale di campionato…
“Di Mogliano mi piace molto il gioco;  le Fiamme Oro sono l’outsider; il Calvisano è  una squadra di grande esperienza ma quest’anno dico Rovigo. E’ cresciuta tantissimo e quando vuole gioca veramente bene. E poi sono troppi anni che Rovigo aspetta, la città e i tifosi lo meritano tutto”.

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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