A tu per tu... Italia

A tu per tu con Elliot Sharp: dal Saint Kentigern College a Mantova. Storia di un maestro della formazione di atleti

Scritto da Manuel Zobbio

Dalle sue parti, sono cresciuti giocatori del calibro di Joe Rokocoko, Jerome Kaino, John Afoa. Campioni svezzati dal famoso Saint Kentigern College, potenza assoluta nel rugby scolastico neozelandese. E lui, Elliot Sharp, è l’allenatore della prima squadra. All’Italia lo lega un’esperienza nel Rugby Mantova, quando ancora la vocazione di allenare era soffocata dalla passione del giocatore. Crescendo Elliot, formatosi nelle giovanili di Waikato e nell’accademia dei Waikato Chiefs, ha prediletto la carriera di insegnante affiancata alla voglia di formare giovani atleti. E’ così diventato uno dei migliori allenatori della Nuova Zelanda, collezionando un Sannix World Championship nel 2012, 4 titoli 1A con gli Auckland Blues, 3 titoli nazionali Co-Education e 1 titolo nazionale neozelandese nel 2013. Ma per una formazione completa Sharp ha poi deciso di studiare il rugby europeo, nello Yorkshire e in Scozia, a Edimburgo. Sempre a livello giovanile. Poche settimane fa, complice un’amicizia sempre viva con il Rugby Mantova, eccolo in Italia per un clinic specifico con gli allenatori durante il quale, insieme alle attività di campo, Elliot ha avuto modo di riabbracciare nuovamente tanti suoi cari compagni di squadra.
Elliot, come è andato il periodo trascorso in Italia?
‘Molto bene! Ho un ottimo rapporto con Mantova e un profondo rispetto per il club, conosciuto da ragazzo quando avevo 18 anni’.
Quale rapporto lega il Rugby Mantova con il Saint Kentigern College?

‘Ogni due anni due giocatori del Saint Kentigern vengono ospitati a Mantova, dove giocano la loro stagione. La stessa cosa avviene con due giocatori del Mantova che vivono un’esperienza in Nuova Zelanda’.
Un rapporto solido che dura da anni ormai…
‘Voglio dare una mano affinché il Mantova Rugby continui a crescere e farò quanto possibile perché questo avvenga. Sono grato ai dirigenti del club per questa continua collaborazione’.
Tradotta anche nell’ultimo clinic che avete fatto con gli allenatori.
‘Tutto è stato gestito alla perfezione: un confronto di tecniche e idee tra allenatori molto preparati. Sono momenti di grande valore per ogni coach, che ha così l’opportunità di discutere le proprie idee con i colleghi. Un’esperienza simile a quella fatta in Scozia, quando la federazione aveva organizzato un workshop durante il quale gli allenatori si sono confrontati su diversi temi che riguardavano il gioco’.
Cosa le lascia l’esperienza di Mantova?
‘La motivazione e la voglia di organizzare altre opportunità così in Nuova Zelanda. L’idea di aiutare i club, come il Mantova, in aree quali sviluppo degli allenatori, sviluppo e ricerca di atleti’.
Che idea si è fatto del rugby italiano?
‘Le squadre giocano con tanto entusiasmo. Molti giovani atleti mi hanno impressionato: voglia, attitudine, determinazione nell’imparare sono le stesse che ho visto in tanti atleti in Nuova Zelanda’.
Qualche elemento di criticità?
‘A volte ho notato troppa fretta nel voler crescere e fare progressi, sia nei giocatori che negli allenatori. In questo modo si rischia di non allenare a dovere i fondamentali di questo sport. Credo che un equilibrio sia importante per mantenere i giocatori focalizzati sui propri obiettivi mentre imparano tutte le skills, anche sotto pressione, per poi prendere le giuste decisioni durante la partita’.
Un argomento affrontato durante il clinic?
‘Sì. Ho cercato di incoraggiare gli allenatori a focalizzarsi su determinate skills, piuttosto che cercare una rapida crescita; inoltre, ad avere coerenza tra le differenti categorie in merito ai programmi da seguire, così da trasmettere ai giocatori il medesimo messaggio. Questo certamente li aiuterà a capire la filosofia del club. Dall’altro punto di vista, credo che ogni allenatore dovrebbe cercare in squadra il proprio ‘allenatore-giocatore’: un atleta che si adatti alle sfide, ascolti il coach e lavori sodo per creare un ambiente positivo’.
Quale è la vostra filosofia al Saint Kentigern College?
‘Una delle ragioni principali del successo del College è la condivisione della cultura e della filosofia sportiva tra i club e il sistema scolastico, aspetto dal quale gli stessi giocatori traggono beneficio. Cerchiamo di creare un ambiente rivolto all’apprendimento e alla crescita, una cosa significativa sia per i giocatori che per gli allenatori’.
Come viene ‘creato’ questo ambiente?
‘Ogni anno viene tracciata una ‘mappa’ dove è chiara la  direzione verso la quale si vuole andare. Da qui, possiamo identificare le aree che vogliamo sviluppare, tecniche, tattiche, di leadership’.
Un programma professionale e accurato…
 ‘Siamo convinti che creando questo programma, la nostra identità si forma e cresce. Se riusciamo a raggiungere gli obiettivi prefissati, i giocatori e i dirigenti si sentono responsabilizzati già dal principio. La nostra filosofia punta alla preparazione, ogni settimana; incoraggia i giocatori a ‘studiare’ le partite e trasmette agli stessi – ai dirigenti e in generale a tutto l’ambiente – il significato di essere un giocatore del Saint Kentigern College.
Elliot SharpIl vostro modello potrebbe essere utilizzato in Italia?
 ‘La Federazione Italiana Rugby ha l’enorme responsabilità di provvedere allo sviluppo dei club non professionistici e degli allenatori. Quasi tutti i dirigenti e i coach di queste piccole società sono volontari – spesso genitori dei ragazzi o ex giocatori – che offrono il proprio tempo libero per la società’.
Come si gestisce un quadro così?
‘E’ una situazione che ho già affrontato durante il mio periodo in Scozia. Alla federazione scozzese avevo consigliato dei percorsi per i club, da corsi specifici per gli allenatori a possibili consulenze esterne. Si erano dimostrati molto disponibili e aperti alle collaborazioni’.
Una strada percorribile anche in Italia?
‘L’input della Federazione è significativo per lo sviluppo di questi club e dei propri allenatori. Con un ‘aiuto esterno’ limitato, mi riferisco a corsi, collaborazioni, piani di sviluppo, i volontari che operano per le società rischiano di veder limitata a loro volta la propria azione. Se le società non sono in grado di costruire il proprio piano d’azione, questo alla lunga potrà creare confusione anche tra gli stessi giocatori. Messaggi differenti, azioni contraddittorie, con il risultato di fallire nel percorso di crescita o peggio perdere i propri atleti’.
Parliamo dello sviluppo di un allenatore…
‘Ci sono molti modi per apprendere le tecniche di allenamento. Uno di questi è internet. Uno strumento fantastico, ma che può diventare dannoso se non lo si usa con cura’.
A cosa si riferisce?
‘Troppe volte ci si concentra sul ‘cosa allenare’ e non sul ‘come allenare’. Skills, tecniche, esercizi, tutti strumenti utili e fondamentali per una seduta di allenamento. Spesso però non si pensa alle capacità del giocatore di eseguire l’esercizio o alle sue abilità di prendere una decisione. La vera arte del successo, a mio avviso, è legata al ‘come’: questo permette di trovare la via migliore per favorire lo sviluppo dell’atleta e il raggiungimento dell’obiettivo prefissato’.
Molta importanza dunque, viene rivolta anche agli stessi giocatori.
‘Questo è un concetto che abbiamo trattato anche durante il clinic. Uno degli obiettivi degli allenatori dovrebbe essere quello di conciliare il piano di gioco con il profilo dei rispettivi atleti. Se si vuole sviluppare il gioco in una determinata maniera, bisogna assicurarsi che i giocatori abbiano quelle specifiche capacità per rispondere alle esigenze del gioco. Molti programmi falliscono in questo punto. E penso che anche i giocatori dovrebbero essere molto chiari in merito al proprio percorso di apprendimento’.
Riguardo i giovani giocatori?
‘Il reclutamento di nuovi atleti è un problema che riguarda molti paesi. Ci cono tante distrazioni per i giovani e l’obiettivo è quello di stimolare la loro attenzione. L’importanza di avere una buona cultura sportiva all’interno del proprio club è vitale. C’è bisogno di relazioni solide tra società e scuole, così come buoni sistemi di reclutamento. Una cosa che, per esempio, Mantova sta facendo molto bene’.

 

 

 

 

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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