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A tu per tu con Giuseppe Diana: preparatore atletico degli Hurricanes e cuoco con Piri Weepu

Scritto da Manuel Zobbio

Un giorno Giuseppe stava allenando un gruppo di giocatori al lavoro, quando un signore gli si è avvicinato chiedendogli: ‘Che ne pensi di come stanno facendo l’esercizio? Va bene, giusto?’. “Mi volto e quando capisco chi è rimango senza parole…”, ricorda oggi. Quel signore distinto che si era avvicinato in maniera tanto educata si chiamava Graham Henry e da poco aveva guidato gli All Blacks sul tetto del Mondo. Giuseppe Diana ricorda e si emoziona ancora raccontando il momento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

RUGBY AGLI ANTIPODI
Al tempo la sua realtà si chiamava Nuova Zelanda, la sua città Wellington e la sua squadra Hurricanes. E’ una storia avvincente quella del giovane preparatore atletico oggi al servizio del Rugby Frascati. Una storia iniziata nel 2008 e che ha spinto Giuseppe agli antipodi per inseguire il suo sogno, in un luogo dove, la palla ovale, è molto più di un semplice sport. “Volevo fare esperienza. Volevo che i miei studi si trasformassero in lavoro”, così il 34enne, che in Italia ha lavorato anche per la Rugby Roma. In Nuova Zelanda, conosciuto l’ambiente, Giuseppe è entrato subito in contatto con il Northern United Rugby Football Club, società nei dintorni di Wellington che ha cresciuto, tra gli altri, Tj Perenara, Patsy Schwalger e Buxton Popoalii. “Avevo inviato diversi curriculum – ripercorre il suo cammino -, e chiesto se era possibile assistere agli allenamenti”. Ma Giuseppe non ci ha messo molto a ritagliarsi il suo spazio nel club. “Dopo alcune settimane ho iniziato a collaborare con lo staff, insieme ad altri due preparatori. Tutto era programmato – afferma -, dalla gestione degli allenamenti agli esercizi, in campo e in palestra. C’era tantissima meticolosità, a tutti i livelli”.


DALL’NPC AL SUPER RUGBY
Da club satellite degli Hurricanes, il passo dal Northern alla franchigia del Super Rugby è stato breve. Nel mentre però, Giuseppe ha avuto modo di assaggiare la preparazione in vista dell’Npc, prima di concentrare i suoi sforzi verso il Super Rugby. “Ero arrivato in settembre e durante la mia prima stagione ho iniziato a lavorare per la preparazione dell’Npc e poi con gli Hurricanes per il Super Rugby. Un lavoro basato quasi interamente sugli skills”. La Nuova Zelanda Giuseppe l’ha vissuta a più riprese, tornando nella Terra della Lunga Nuvola Bianca a ogni inizio di stagione. Ed è così che il rapporto con il rugby australe si è consolidato, con un luogo che ancora oggi definisce “la mia terra, un posto dove potrei vivere e che mi ricorda la libertà” e che lo ha formato dal punto di vista umano e professionale.

DIFFERENZE
Collaborando con gli staff tecnici di Northen e Hurricanes il preparatore atletico ha avuto modo di comparare stili di lavoro differenti e rapportarli poi ai metodi italiani. “Una grossa differenza che ho notato, oltre all’organizzazione dei minimi dettagli – spiega – è stata anche la capacità di porsi degli obiettivi, sia nel club che nella franchigia di Super Rugby. Oltre a questo, anche l’intensità delle sedute, dettata principalmente dalla grande voglia di imparare dei giocatori”.
ATTITUDINE
“Nonostante il club fosse amatoriale, con ragazzi che studiavano o lavoravano – continua -, al campo erano tutti puntuali, motivati, determinati a imparare. Avevano staccato dal lavoro poco prima e senza fermarsi erano già in campo pronti per l’allenamento. E’ una catena – afferma Giuseppe Diana -, perchè il rugby lo vivono come divertimento puro e quando si divertono danno il 1000% in campo.  Molte volte, a fine allenamento, diversi ragazzi mi chiedevano una seduta supplementare di preparazione…”.

IL RUGBY ITALIANO E I METODI DI LAVORO
Naturale che il parallelo con il rugby di casa nostra fatichi a reggere il confronto. “Il nostro rugby è totalmente differente – analizza Diana -. E’ lento, si basa molto sulla tattica e su un approccio a mio avviso sbagliato”. Per spiegare le diversità Giuseppe offre un esempio oltremodo significativo. “Ho lavorato accanto allo staff dei Baby Blacks (Nazionale neozelandese under 20), un gruppo di ragazzi non certo immensi fisicamente, ma potenti, longilinei e veloci. In Italia molto è legato a quanto alzi in panca o squat, ma se non trasformi la potenza in velocità il lavoro fatto in palestra è quasi inutile. In Nuova Zelanda tutto è curato nei dettagli, dalla tecnica di corsa al modo di camminare, come i giocatori appoggiano al suolo la pianta o le dita dei piedi”. “La differenza principale – sostiene Giuseppe – è che ci sono giocatori che vanno a 1000 in campo e alzano 70 kg in panca; da noi invece ci sono giocatori che alzano 150 kg in panca, ma in campo non sfruttano questa capacità. E allora se non rapporti il lavoro che fai a quello che serve in campo…”.

SOGNI E PROSPETTIVE
La volontà di imparare dai migliori a Giuseppe è nata da un’idea precisa, legata al suo paese d’origine. “Quando sono partito volevo imparare il più possibile per poi riproporre le tecniche di lavoro anche in Italia”. E oggi infatti, dopo un passato in Super Ten, un presente a Frascati e un futuro sempre più avvolto dalla palla ovale, le prospettive del preparatore atletico non sono certo cambiate. Forse, solo un po’ ampliate. “Adoro la mia professione e pur di farla sono disposto ad andare ovunque. Sia in Italia che all’estero”.

PIRI WEEPU E CUCINA
Accanto alla grande professionalità, nell’animo di Giuseppe si avverte chiaramente il forte legame che ancora oggi lo avvicina alla Nuova Zelanda. Un paese immerso nella palla ovale, dal quale Diana è riaffiorato ancor più formato, dal punto di vista lavorativo e umano. Una Nazione che lo ha fatto crescere, dove ha voluto lasciare una traccia del suo passaggio. “Mi è sempre piaciuto cucinare – racconta – ed essendo italiano un giorno, lo staff degli Hurricanes, mi ha chiesto se potevo insegnare qualche piatto salutare ai giocatori. Hanno anche girato una pubblicità: Piri Weepu che cucinava insieme ai compagni. In fondo – sorride – non è stato difficile…è bastato cucinare una pasta al sugo e spiegargli di non metterci il ketchup”. Senza dubbio, anche Graham Henry avrebbe apprezzato.

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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