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A tu per tu con Liviu Pascu: dall'arrivo in Italia alla fuga dal ritiro, per affermarsi come uno dei migliori giocatori del campionato italiano. La straordinaria storia del gigante di Marasesti

Scritto da Manuel Zobbio

“Sono venuto in Italia per la prima volta nel 1998 con la mia squadra rumena e dopo una partita contro il Rugby Segni io e un mio compagno siamo scappati dal ritiro per lavorare, perchè volevamo rimanere in Italia. I successivi sei mesi li ho vissuti da clandestino. Un periodo duro, ma al tempo stesso una scelta che rifarei”. Da allora, sono trascorsi 17 anni. Da quel giorno di Aprile in cui, conosciuta l’Italia, Liviu aveva capito che la sua nuova vita, sportiva e non solo, sarebbe dovuta proseguire qui. Sei mesi di difficoltà, timori, preoccupazioni non hanno comunque fatto vacillare il gigante di Marasesti, certo che le nubi presenti al tempo, presto o tardi si sarebbero diradate. Infatti, sei mesi dopo quel match giocato contro il Rugby Segni, fu proprio la società laziale a contattarlo e dar vita a quello che, ancora oggi, Liviu Pascu chiama “il mio sogno di poter giocare in Italia”. Un sono che in diciassette anni, dopo le battaglie (di campo) vissute tra Parma, Calvisano e Viadana, gli ha regalato un tricolore, tre Coppe Italia, due Trofei Eccellenza e una Supercoppa Italiana, facendolo diventare uno dei giocatori simbolo del campionato.
Liviu, 17 anni fa ha preso una decisione difficile, ma che le ha cambiato la vita…
“I sei mesi vissuti come clandestino sono stati molto duri. Ma volevo lavorare e vivere qui”.
Poi, un giorno, arriva una telefonata dal Rugby Segni…
“Da lì è cominciato il mio sogno di giocare in Italia”.
Una scelta che rifarebbe?
“Sì, per rivivere lo stesso cammino”.
E una decisione che non riprenderebbe?
“Rinunciare all’opportunità, che ho avuto, di giocare in un altro campionato estero”.
Qual è il ricordo più bello legato alla sua carriera?
“Lo spareggio giocato con l’Overmach Parma contro i Newport Dragons per la qualificazione alla Henieken Cup. Abbiamo vinto e ho anche segnato una meta dopo una corsa di 70 metri palla in mano. Quell’anno in Heineken c’erano tre squadre italiane”.

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E un rimpianto?
Non aver mai avuto l’opportunità di giocare almeno con la seconda squadra della nazionale italiana”.
Però ha giocato con l’Italia Seven.
“Sì, a Twickenham contro la Nuova Zelanda in uno stadio quasi pieno. Immagini ed emozioni difficili da dimenticare”.
In Italia ha vissuto diverse fasi di evoluzione del rugby nostrano, che ancora oggi non ha trovato la sua dimensione. Come potrebbe essere migliorato?
“Quanto di buono fatto dalle società italiane tra il 2000 e il 2008, secondo me, è stato rovinato. Se non ricordo male, sono stati i giocatori del campionato a favorire l’entrata dell’Italia al Sei Nazioni e a conquistare bei risultati contro Scozia, Francia, Galles. Ma allora c’erano due squadre in Heineken Cup e quattro in Challenge. Adesso nella massima competizione europea ne abbiamo soltanto una. Se questa è la crescita del rugby italiano bisogna cambiare in fretta, altrimenti Georgia, Romania e Russia ci sorpasseranno. E non solo come Nazionale, ma come intero movimento”.
Come è cresciuto Liviu Pascu in Italia?
“Dal punto di vista fisico penso di essere migliorato tantissimo, così come tecnicamente, grazie anche all’opportunità di aver giocato sempre accanto a grandi giocatori. Forse, quello che manca ai giovani d’oggi”.
Ha giocato sia a Calvisano che a Viadana, due realtà nemiche, sportivamente parlando.
“Sia Viadana che Calvisano sono due club importantissimi per il nostro rugby, con tifoserie molto calde. I Miclas sono incredibili, ma anche i ragazzi del Terzo Tempo di Calvisano non sfigurano di certo. Sono tutte persone che vorresti sempre vicino”.
Fuori dal campo, quali hobby ha Liviu Pascu?
“Difficile avere hobby quando fai già quello che ami e che ti piace”.
Quali programmi ha per il futuro?
“Mi piacerebbe rimanere nel mondo del rugby, magari come allenatore. Vorrei offrire il mio contributo a uno sport che a me ha dato tantissimo. Il rugby non è solo uno sport, ma un modo di vivere. Dal punto di vista personale, vedendo come vanno le cose nel Mondo, spero di dare un futuro migliore alle mie figlie”. (foto in basso di Martina Sofo).

 

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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