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A tu per tu con Matteo Maran: High Hopes per il tricolore dei Medicei

Scritto da Andrea Nalio

L’erba era più verde. La luce era più brillante. Circondati da amici. Le notti di meraviglia’. Il prato del Battaglini. Lo stadio, illuminato a giorno. Gli amici di sempre che hanno condiviso lo stesso, straordinario, percorso. E una indimenticabile notte di meraviglia. Mentre le note dei Pink Floyd riempiono l’atmosfera, il pensiero di Matteo torna a quella serata memorabile. ‘Sono soddisfazioni che porterò sempre con me…’.   High Hopes, celebre canzone del gruppo rock britannico, ritorna spesso nei pensieri di Matteo Maran. ‘Sì, quella è una canzone che ascolterei sempre’. 24 anni, una vita in rossoblu, uno scudetto alzato al cielo e ora una nuova avventura con gli ambiziosi Medicei. Maran è sempre stato un giocatori di alte speranze. Talento nelle giovanili del Rovigo, maturato in prima squadra ed esploso definitivamente durante la sua ultima stagione da Bersagliere. Aspettative confermate, quando a richiederlo è stata la storia.

Matteo, tricolore a Rovigo e addio. Sensazioni?
‘Lo scudetto a Rovigo è stato il perfetto coronamento di un percorso iniziato quando avevo 6 anni e che ora ho scelto di continuare altrove. Al momento, la più grande soddisfazione personale della mia vita’.
Quindi, ecco la sfida con i Medicei. Perché questa decisione?
‘Il rugby è la mia passione e ho avuto la fortuna di farne il mio lavoro, ma ho sempre avuto chiaro in mente che avrei dovuto, parallelamente, costruirmi qualcosa per il ‘dopo’. A Firenze ho trovato la situazione ideale per riequilibrare gli impegni, potendo dedicarmi allo studio più di quanto facessi nelle stagioni passate e sposando comunque un progetto sportivo molto ambizioso’.
Come giudica il progetto dei Medicei?
‘La società ha obiettivi importanti e si sta impegnando in un progetto serio di promozione del rugby in una piazza grande come Firenze, che già di storia ne ha da vendere’.
Obiettivo Eccellenza?
‘Non è un mistero che si punti all’alto livello. Non a caso è stato scelto un allenatore del calibro di Pasquale Presutti e si è puntato su giocatori con esperienza in Eccellenza, all’estero e su giovani di un vivaio che non credevo così ricco’.
Come procede il suo percorso accademico?
‘Sono iscritto al terzo anno di Giurisprudenza, proprio a Firenze. Spero di riuscire a dare una bella accelerata rispetto agli anni passati in cui ero focalizzato quasi esclusivamente sui miei impegni sportivi’.
Se tornasse indietro, cambierebbe qualcosa della tua esperienza in rossoblu?
‘Non cambierei assolutamente nulla. Rovigo è casa mia e giocare in prima squadra è il sogno che ogni ragazzo delle giovanili ha nel cassetto. Ho avuto la fortuna di poterlo realizzare e sono certo di aver investito il mio tempo nel migliore dei modi, crescendo sia sportivamente che come persona e vivendo delle soddisfazioni che porterò sempre con me’.
A 24 anni ha già uno scudetto in tasca e diversi anni di esperienza nel massimo campionato Nazionale. Quale è stato l’insegnamento più grande che le ha offerto questa sua prima parte di carriera?
‘Posso dire tranquillamente che il rugby mi ha educato non meno della mia famiglia. Il rugby mi ha insegnato a lavorare duramente per raggiungere degli obiettivi, personali e collettivi; ho imparato a vivere all’interno di un gruppo, relazionandomi con persone di età, nazionalità e culture diverse; ho capito i miei limiti e come lavorare per migliorarli. L’aspetto più bello è l’aver potuto fare tutto questo divertendomi’.
Un obiettivo di Matteo Maran.
‘Ci sono  giocatori, soprattutto nel mio ruolo, che a Rovigo mi hanno dato tantissimo. Nonostante io sia rugbisticamente tutt’altro che ‘arrivato’, un obiettivo sarebbe poter restituire qualcosa trasmettendo ad altri quello che ho appreso nella mia esperienza’.
Il libro che Matteo ha sul comodino.
‘Al momento Il quinto giorno di Frank Schätzing’.
Il suo film preferito?
‘Non saprei scegliere tra Star Wars e Il Signore Degli Anelli’.
Ha un rito che compie prima di entrare in campo?
‘Onestamente no’.
Una partita che non dimenticherà mai…
‘Rovigo-Mogliano, semifinale scudetto della stagione scorsa. Sono entrato dopo 10 minuti dall’inizio del match per infortunio di Boggiani. Tra adrenalina, tensione, responsabilità e il pensiero che sarebbe potuta essere la mia ultima partita in rossoblu, nel mio piccolo credo sia stata la mia migliore partita di sempre’.
Una persona con la quale berrebbe sempre una birra.
‘Difficile condividerla con una sola persona. Il rugby mi ha regalato un sacco di amici importanti e il problema è che a quanto pare la birra piace proprio a tutti. Dovendo citare qualcuno penso a Ferro, Pavanello, i cugini Lubian, De Marchi, quel nucleo rovigotto di ragazzi con cui sono cresciuto, sia in campo che fuori. In realtà, davanti a più di qualche birretta…’.

(foto profilo Facebook Matteo Maran)

Biografia

Andrea Nalio

Polesano, giornalista dal 2008, lavora come free lance a Londra e rappresenta l'anima operativa di RugbyMercato.it. Nel recente passato ha collaborato con i quotidiani Il Resto del Carlino e La Voce di Rovigo e condotto la trasmissione "Linea di Meta" per Radio Kolbe.
Ha pubblicato anche un libro: «Pepenadores. Insieme ai cacciatori di rifiuti»: Reportage sulla dignità dei riciclatori informali della discarica di Oaxaca (Messico).

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