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A tu per tu con Umberto Casellato: il pasticciere mancato che sforna rugby e bel gioco

Scritto da Manuel Zobbio

E’ sabato 25 maggio 2013. La finale del campionato, Prato-Mogliano – 11 a 16 – è agli sgoccioli. L’arbitro Vivarini sta aspettando il giudizio del Tmo sulla possibile marcatura dei padroni di casa. Umberto Casellato (foto Gianpaolo Donzelli), a più di 90 metri dall’azione, comunica in radio con Franco Properzi, rimasto a bordo campo a soffrire insieme ai suoi ragazzi. “Kino è meta o no? Questa volta la dà”. “Non lo so Umberto, aspettiamo…”. Il Tmo sentenzia: ‘Non è meta’. L’arbitro fischia la fine. Il Mogliano è campione d’Italia. Casellato zampetta nell’acquitrino, raggiunge i suoi ragazzi. Swanepoel, incredulo, si tiene la testa tra le mani. Onori urla al cielo tutta la sua gioia, mentre Lucchese dispensa il primo abbraccio a Cavalieri, l’avversario sconfitto. Il tempo di un boato che Umberto, con i suoi giocatori ancora in lacrime, lascia un pensiero a caldo. “Non è possibile che in una finale di campionato due squadre siano costrette a giocare in queste condizioni”, lo sguardo al terreno di gioco, diventato un pantano a causa della pioggia. Umberto Casellato è così. Meticoloso, al limite del maniacale, sempre alla ricerca della perfezione anche nei momenti più inaspettati. Ma è proprio grazie a questa cura del dettaglio che nel giro di pochi anni l’ex mediano di mischia ha vissuto un’ascesa fulminea. Salvezza a Venezia, impresa sfiorata a Rovigo, miracolo a Mogliano. Una scalata che lo ha portato nell’elite del rugby internazionale. Nello staff delle Zebre prima e come head coach del Treviso adesso. La sua Treviso. Anche se, ammette, “me ne sono andato da Treviso nel 1995…”.
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Umberto, da Venezia a Rovigo, passando per Parma e Mogliano, per arrivare poi alla Benetton. Un pensiero che racchiuda la sua carriera sin qui.
“Ho sempre prediletto un buon progetto tecnico a un buon contratto. Ho anche avuto un po’ di fortuna, che non guasta mai. E un po’ di innata competitività”.
Quando ha capito che il suo futuro sarebbe stato da allenatore?
“Sono sempre stato un giocatore che amava allenarsi, da solo o con mio papà. Penso quindi sia stato un passaggio naturale; mi ha trasmesso comunque molto mio papà”.
Differenze tra il Casellato giocatore e il Casellato allenatore.
“Tante, tantissime – sorride. Anche tra i primi anni da allenatore e adesso. Penso che con il passare del tempo cambierò ancora, spero in meglio, perché lavoro sempre per migliorarmi”.
Una delle sue caratteristiche principali è la meticolosità nel lavoro. Un pregio del suo carattere o che ha fatto tuo ispirandosi a qualcuno?
“Allenare è il mio lavoro e cerco di farlo al meglio, ma faccio quello che fanno tutti gli altri”.
L’impronta del suo gioco è chiara in tutte le squadre che ha allenato. Quale è il suo credo rugbistico?
“Cercare di muovere la palla per ‘provocare’ le difese. Naturalmente più si alza il livello e più è difficile, ma piano piano ci arriveremo. Per esempio, durante l’ultima partita con gli Ospreys, abbiamo segnato dopo 31 fasi e 4 minuti di sequenza. Non male”.
Ha un rimpianto legato alla sua carriera di giocatore?
“Essermi ritirato troppo presto, per poi rientrare dopo 3 anni. Avrei potuto dare ancora qualcosa, ma ora penso che anche quello mi sia servito, adesso ho più voglia di arrivare”.
E di allenatore?
“Sarei rimasto altri 2 anni a Rovigo, una città che amo per il suo vivere in maniera viscerale il rugby”.
Capitolo Venezia: prima panchina in Super Ten e salvezza. Cosa le ricordano le stagioni in Laguna?
“La fiducia di un presidente, Pipitone, che mi ha dato in mano una squadra, seguendomi sempre da vicino. Gli sarò grato per tutta la vita”.
Capitolo Rovigo: grande cavalcata terminata a un soffio dalla finalissima.
“La finale era alla nostra portata, purtroppo qualche mio errore ha compromesso una cammino comunque molto entusiasmante”.
Capitolo Mogliano: salvezza e scudetto. Coronamento del sogno.
“Mogliano è la ‘MIA’ storia. Insieme a un gruppo dirigente ho costruito un sistema che, anche dopo il mio addio, ha permesso e permette tutt’ora al club di rimanere ai vertici italiani nonostante le poche risorse. E’ il mio grande orgoglio”.
Capitolo Zebre: primo gradino nell’universo Celtic.
“Bella esperienza, nuovi stadi, nuovi stimoli, un mondo completamente nuovo”.
Capitolo Treviso: ritorno a casa.
“Sì, anche se me ne sono andato nel ’95. Sono cambiate tante cose da allora, però ho ritrovato molte persone amiche”.
Una squadra che vorrebbe allenare.
“Non saprei, la vita è strana e soprattutto il nostro lavoro”.
Una squadra che avrebbe voluto allenare.
“Forse Padova, ma al tempo volevano un allenatore affermato e io ero agli inizi. Peccato”.
DSC_0787Una caratteristica che cerca sempre nei suoi giocatori.
“Non devono mollare mai, per nessun motivo”.
Cosa manca al rugby italiano per avvicinarsi al livello delle migliori Nazioni del Mondo?
“Risposta troppo lunga. Per farla breve, diciamo un po’ di cultura rugbistica…”.
Che percorso deve affrontare un allenatore per rimanere sempre aggiornato?
“Deve aver fame di conoscenza riguardo ogni cosa, del rugby, ma anche di altre discipline. Deve seguire tutto lo sport, dentro e fuori dal campo. Per i team professionistici, al giorno d’oggi, ciò che accade fuori dal campo è ancor più importante. Sono i piccoli particolari che fanno la differenza”.
Senza rugby, cosa avrebbe fatto Umberto Casellato?
“Avrei continuato l’attività  di famiglia, il nostro nome a Treviso è sinonimo di pasticceri da oltre 80 anni”.
Giochiamo. Un giocatore perfetto deve avere:
– la potenza di: Mathieu Bastareaud
– la velocità di: Brian Habana
– il piede di: Jonny Wilkinson
– il carisma di: Richie Mccaw
– il placcaggio di: Courtney Lawes
– la determinazione di: Andrea Masi
Quali valori cerca nelle persone che fanno parte della sua vita?
“Rispetto e sincerità”.
Che passioni ha Umberto Casellato (rugby a parte)?
“Solo rugby. Anche nel giorno libero mi piace dare una mano ad altre squadre, dalle categorie giovanili alla squadra femminile;  è una cosa che mi rilassa e mi offre l’opportunità di conoscere tutte le società, oltre a tantissimi giocatori. La cosa bella è che ognuno di loro mi lascia qualcosa di positivo”.
Film preferito.
“Vacanze di Natale, il primo della serie. E’ molto vicino alla realtà di quel periodo e mi fa sempre ridere, quello cerco da un film”.
Libro preferito.
“Leggo tutto quello che può essermi utile nel lavoro, quindi generalmente le biografie di allenatori di tutti gli sport o di grandi personaggi della storia. Quello più curioso e che ha stimolato i miei pensieri è “Basket, uomini e altri pianeti’ di Ettore Messina”.

 

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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