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Crusaders tra le polemiche

Negli ultimi giorni i Crusaders si sono trovati al centro delle polemiche sia in patria che in Sud Africa per due diverse ragioni. Nel paese della lunga nuvola bianca ad aver scatenato l’attenzione dei media sulla franchigia di Christchurch è stata l’infamante accusa di una politica razzista nel reclutamento dei giocatori lanciata dell’ex All Black Andy Haden attraverso i microfondi di SkyTV. I Crusaders, secondo Haden, limiterebbero infatti per scelta l’impiego di giocatori di origine maori, limitandosi ad ingaggiarne un massimo di tre a stagione. «Tre neri, non di più…» sarebbe addirittura una regola scritta nel manuale programmatico dei Crusaders, almeno secondo quanto svelato da Haden e subito smentito da Hamish Riach, che ha parlato di un’accusa falsa e infamante.

Le polemiche con il Sud Africa fanno invece riferimento a quanto riportato venerdì dal sito web rugby365.com: la South African Rugby Union sarebbe infatti intervenuta per bloccare un progetto voluto dagli stessi Crusaders per portare in Nuova Zelanda i migliori giocatori a livello scolastico del paese. Johan Prinsloo, ceo della SARU, ha svelato contatti con la New Zealand Rugby Union per porre fine a tale progetto di scambio, presentato come una Academy, volto ad identificare i migliori talenti Under 16 nelle scuole del Sud Africa, coinvolgendo a luglio lo stesso head coach Todd Blackadder, per poi offrir loro un ingaggio con gli stessi Crusaders. Hamish Riach, amministratore delegato dei Crusaders, ha voluto però spiegare a The Press che non vi sarebbe nulla di sinistro nel coinvolgimento della franchigia nella creazione di una ‘private sporting academy’ a Centurion, vicino Pretoria. «Loro hanno completamente male interpretato la vicenda – ha detto Riach parlando della SARU – dire che intendiamo portar via i loro giocatori è completamente falso». Il coinvolgimento dei Crusaders, secondo Riach, sarebbe invece legato ad un programma di licensing commerciale, che comprende altri sport come il calcio, il golf e il nuoto e da cui la franchigia trarrebbe un beneficio in termini finanziari, impegnandosi però a far visitare la struttura da membri della propria squadra. Smentendo di aver avuto contatti sulla questione né da parte della SARU né da parte della NZRU, Riach ha poi aggiunto che sebbene la maggioranza dei giocatori coinvolti nel programma è di origine sudafricana, questo non ha nulla a che vedere con la possibilità che questi vengano prelevati per andare a giocare con i Crusaders.

A scatenare le polemiche è stata una lettera da parte della Crusaders Academy che è circolata in tutte le scuole del Sud Africa contenente informazioni dettagliate relativamente ad un ‘programma nazionale di identificazione del talento’ il cui primo passo sarà un camp, totalmente spesato, per 60 giocatori under 16 a pretoria dal 5 al 10 luglio, alla presenza di  Todd Blackadder e di vari giocatori ed ex della franchigia neozelandese. Al camp si potrà accedere solo su invito ed i giocatori, si legge nella comunicazione, verranno selezionati nei camp organizzati  tra il 27 maggio ed il 3 giugno a Pretoria, Johannesburg, Bloemfontein, Cape Town, Port Elizabeth e Durban. Tra i 60 i più meritevoli avranno quindi la possibilità di venire invitati a Christichurch l’anno prossimo. «Siamo in contatto con le nostre scuole, così come con la New Zealand Rugby Union, per chidere di aiutarci a fermare tutto questo» aveva detto a tal proposito venerdì Prinsloo. Pur sostenendo di capire l’impostazione neozelandese di lavorare in un mercato libero del talento, Prinsloo ha quindi definito orribile l’attività sistematica da parte delle franchigie neozelandesi di puntare a depredare il Sud Africa dei suoi giovani talenti. Pur legale a livello formale, l’iniziativa dei Crusaders è stata quindi ritenuta sbagliata in termini etici, per questo la SARU ha chiesto alla federazione neozelandese di intervenire affinché il progetto venga fermato, in quanto fortemente sconveniente per i rapporti di collaborazione interni al SANZAR. Per il Sud Africa non si tratta infatti della prima volta che una nazione straniera attua un piano strutturato per ingaggiare giovani talenti da portare all’estero, lo stesso ex c.t. degli Springboks Jake White è stato ad esempio additato come uno dei principali talent scouts della Welsh Rugby Union, che già alla fine degli anni ’90 aveva provato a portare in Galles svariati giocatori, finendo con lo spingere l’allora ceo della SA Rugby, Rian Oberholzer, a chiedere un intervento da parte dell’International Rugby Board. I contratti siglati all’epoca vennero quindi stralciati e dei giocatori ingaggiati il solo Haldane Luscombe finì col trasferirsi a Newport e col vestire la maglia della nazionale gallese.

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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