Rugby Femminile

Orazio Arancio: 'Creiamo una cultura Seven e aiutiamo le società'

Scritto da Manuel Zobbio

“Nel Seven, le donne sono avanti rispetto agli uomini”. Non si nasconde Orazio Arancio, team manager della Nazionale maschile Seven e alla continua ricerca di una strada praticabile che, in Italia, possa affiancare entrambe le discipline, 15 e 7. Certo, la mancata qualificazione degli Azzurri e Rio non ha agevolato il suo lavoro, ma lo sguardo dell’ex terza linea azzurro è ad ampio raggio e punta a un deciso cambio culturale in ottica Seven. “Pensiamo che comunque l’Olimpiade sarà un grande riflettore per il Seven e che potrà avvicinare nuovi giocatori”, ha dichiarato Arancio a Rugbymercato. Un altro riflettore per il Seven sarà senza dubbio il Torneo Petternella, primo appuntamento stagionale. “E’ un momento molto importante, il primo titolo della nuova stagione. Attorno al Torneo Petternella c’è entusiasmo, ottima organizzazione e buon livello di gioco. In quest’ottica, nel rugby Seven, le donne sono avanti rispetto agli uomini”.

Cosa intende?
“Innanzitutto in Italia c’è poca cultura in merito al rugby a sette: non viene visto come un’opportunità di crescita ma come fattore di disturbo”.
Molte – se non tutte – le attenzioni sono rivolte al 15.
“Si, le società concentrano tutti i loro sforzi nel rugby a 15, per diversi motivi. A cominciare da quello economico, un vero freno per la crescita del movimento Seven”.
Un altro motivo?
“Non ci sono molte finestre per giocare il Seven a causa di un calendario molto congestionato: campionato, coppe europee; per questo si fatica a trovare spazi”.
Una possibile soluzione?
“Potrebbe essere quella di organizzare appuntamenti alla fine del campionato. Ma torniamo al discorso economico, per le società sostenere anche il Seven diventa un problema considerati i viaggi, gli spostamenti. E giocare a rugby a sette non deve essere un obbligo, ma un piacere”.
Come si sta muovendo la Federazione in ottica rugby a sette?
“Stiamo facendo molta propaganda, vogliamo creare cultura anche attorno a questo movimento. L’Olimpiade, in tal senso, sarà un riflettore molto importante, magari in grado di convincere anche le società”.
All’Olimpiade però l’Italia non ci sarà…
“Il discorso Olimpiade a mio avviso merita un pensiero a parte. Non è facile la qualificazione al torneo olimpico, sono previste solo 12 squadre, e una sola per continente qualificata direttamente, altrimenti bisogna passare per il circuito europeo”.
Spostiamo l’attenzione al rugby femminile: un capitolo che sta regalando tante soddisfazioni.
“Certo. Parte del successo della Nazionale femminile credo sia dovuta anche alla bravura dei dirigenti. Le donne sono molto più organizzate e credo che noi uomini dovremmo trarne esempio”.
Il rugby a 15 legato al rugby a sette, e viceversa. Come rinforzare questo rapporto?
“Dobbiamo prendere spunto dalle Nazioni rugbisticamente più evolute, come Inghilterra, Australia e Nuova Zelanda. Pensiamo all’esempio neozelandese: non ci hanno pensato molto a confermare Sonny Bill Williams e Liam Messam nella squadra Seven in vista delle Olimpiadi”.
Secondo lei, si tratta anche un problema culturale?
“Si, ma la cultura non si crea dall’oggi al domani. Dobbiamo far capire quanto bello e divertente è il rugby a sette; stimolare la gente a giocare, anche attraverso l’abbattimento dei costi. La Federazione sta cambiando in quest’ottica, considerato che adesso abbiamo anche un allenatore a tempo pieno”.
Quali passi sta affrontando la Fir in tal senso?
“Stiamo proponendo dei tornei in circuiti regionali, cerchiamo soluzioni che vadano incontro ai tesserati e che non pesino sui budget dei club. L’Olimpiade ci aiuterà, magari la gente si innamorerà anche del Seven”.
Orazio, quanto incide il ‘problema geografico’ nelle opere di scouting, promozione e propaganda del rugby in Italia?
“Tanto. Il rugby è diventato uno sport nord-centrico. Pensate al fatto che nel prossimo campionato di Serie A non ci saranno squadre meridionali. Ormai le squadre del meridione sono diventate i vivai per le squadre del settentrione. Il Sud fatica a stare al passo del Centro-Nord e questo per mancanza di soldi, di impianti, di un tessuto imprenditoriale. Sono stati diminuiti molti fondi destinati allo sport, questo non è solo un problema del rugby”.

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

WP2Social Auto Publish Powered By : XYZScripts.com

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi