Super Rugby

USA, meglio un "americano"?

Scritto da Manuel Zobbio

Dopo l’addio a Eddie O’Sullivan, è l’ex ct dell’Argentina Marcelo Loffreda il favorito alla panchina degli USA Eagles. Un ruolo che il 52enne ex centro dei Pumas (44 caps), di cui è stato anche il tecnico più vincente, prima di assumere la guida dei Leicester Tigers per pochi mesi nella stagione 2007/08, assumerebbe volentieri. «Personalmente sono felice di essere stato avvicinato – ha spiegato Loffreda, già contattato in passato e la cui disponibilità è stata nuovamente sondata nei giorni scorsi – Si tratta di una sfida interessante dato che gli Stati Uniti hanno il potenziale per raggiungere grandi traguardi».

Non mancano però le voci contrarie, come quella dell’Australiano Geoff Mason, ex giocatore di league e union, emigrato negli USA nel 1980, attualmente head coach della University of South Carolina, con cui vanta un record di 166 vittorie, 94 sconfitte e 8 pareggi. Secondo un articolo pubblicato su Rugbyrugby.com il tecnico dell’USC ha sostenuto che le Eagles non hanno bisogno di una nuova guida straniera, perché non permetterebbe agli USA di migliorare, lasciando l’attuale 17esimo posto nel ranking IRB, dietro Georgia o Fiji. Una cosa inaccettabile per Mason, che ha fatto chiaramente riferimento alle gestioni Eddie O’Sullivan. Scott Johnson e Peter Thorburn, periodi tutt’altro che ricchi di risultati

Indipendentemente dalla sua nazionalità – dato che conta poco secondo Mason – quelle che serve non è il grande nome straniero, ma qualcuno che abbia la passione e la volontà di uscire e scoprire i giocatori di cui gli USA devono avere per essere competitivi. Quello che manca infatti non è il numero di giocatori, superiore anche all’Australia, ma la qualità. Mason, che ben conosce la realtà universitaria americana, fa notare infatti che vi siano giocatori potenzialmente di qualità in gran numero, ma che vanno formati. Una necessità che lo porta a chiedere un tecnico che conosca il sistema, conosca gli allenatori e i politici, che non abbia pregiudizi  verso alcune parti del paese, che viva in giro per la nazione a tempo pieno.

Quello chiesto da Mason è un manager energetico, giovane e tecnicamente astuto, a cui eventualmente affiancare uno o due assistenti stranieri per aggiungere competenze tecniche, se necessario. Servirebbe poi un’accademia di sviluppo che lavori a tempo pieno, dove preparare i nazionali del futuro, permettendo loro di vivere il rugby a tempo pieno e preparandoli ad affrontare alla pari le nazioni Tier 2 e Tier 3. Il problema in questo caso è economico, la USA Rugby non ha al momento i soldi per pagare per qualche anno un’accademia itinerante nel paese, sarebbe dunque necessario trovare degli sponsor sostiene Mason, magari facendo leva sul fatto che il Rugby dal 2016 sarà uno sport olimpico e televisivo.

Con gran parte dei giocatori che iniziano l’attività all’High School, se non all’università, il problema però da risolvere è dettato dalle competenze di base: è necessario che anche negli USA aumenti il numero di quanti iniziano a giocare a 6/7 anni, perché è l’esperienza di gioco una delle competenze che mancano. Da qui la provocazione di Mason, meglio un esperto tecnico straniero o la programmazione? Possibilmente articolata e guidata dall’opera di qualcuno che conosca ed apprezzi le caratteristiche uniche del rugby americano?

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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