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Viadana fa ricorso contro l'esclusione

Scritto da Manuel Zobbio

Mentre tengono banco i rumors sulla costituzione della nuova franchigia federale, l’ormai ex direttore generale degli Aironi ha deciso di venire allo scoperto e di raccontare il suo punto di vista a Il Grillotalpa, il seguitassimo blog curato dal giornalista Paolo Wilhelm. «Di errori ne abbiamo fatti, certo. Ne ho fatti personalmente, non mi tiro certo indietro. Però diciamo che eravamo in compagnia di chi oggi passa come un salvatore» ammette Franco Tonni, intenzionato a togliersi il classico sassolino dalla scarpa.

«Quando sono iniziati i veri problemi? No, non quando MPS se ne va, come pensano in molti. Le cose sono iniziate a crollare quando il presidente Melegari è andato a chiedere aiuto alla FIR. Se fossimo rimasti zitti fino a maggio oggi le cose sarebbero molto diverse. Avrebbero magari sbuffato, ma tutto sarebbe andato a posto. Il debito vero lo stanno creando ora. Hanno voluto ammazzare gli Aironi».

«L’impressione che ho avuto, almeno da un certo punto in poi, è che si sia deciso di pilotare la crisi verso questo sbocco», lo incalza il giornalista ed il dirigente viadanese non si tira certo indietro: «E’ la verità», risponde. «Avevamo dei problemi, sì, ma nulla di insormontabile. Leggo certe cifre sui nostri debiti che sono fantasiose. E poi debiti, bisogna chiarirsi: se un socio decide autonomamente di andarsene quello non è un debito, non avevamo l’obbligo di ridare le quote versate. Se poi uno lo vuole definire debito, allora è un’altra storia».

Il colloquio diventa anche l’occasione per fare il punto sulla situazione stipendi, con i giocatori che lamentano di essere stati pagati solo fino a marzo.. «Certo, ci hanno buttato fuori il 6 di aprile – spiega -. E’ chiaro che aprile, maggio e giugno non sono stati pagati, ma lo saranno. Noi abbiamo fatto un accordo con i giocatori che in caso di difficoltà economiche gli ultimi stipendi sarebbero stati pagati spalmandoli su più mesi, mi pare fino al 15 ottobre o 15 novembre, ora non ricordo. Tanto è vero che nessuno si è rivolto alla federazione per lamentare il mancato pagamento. L’accordo l’abbiamo fatto con la GIRA e l’avvocato D’Amelio era molto soddisfatto».

Impossibile non parlare della FIR e della questione garanzie. «Il controllo sulla fideiussione chi l’ha fatto?» si chiede in maniera retorica Tonni. «La FIR prima e la Deloitte per conto del board celtico poi. La fideiussione era a regola ed escutibile. Certo il presidente Melegari non ne ha fatto un casus belli, ma quello è un altro discorso…
La FIR, che dire. In fretta e furia ci hanno buttato fuori e in fretta e furia ci voleva riportare dentro. Credo che ci si poca serenità e lungimiranza, ma vorrei che una cosa fosse chiara: tutta questa vicenda non è imputabile, almeno inizialmente, nella volontà di Dondi. Sono persone a lui molto vicine, vicinissime, che hanno spinto per questo tipo di soluzione, è stata una forzatura di alcune persone. Non dico altro».

«Chi ci critica – continua – dovrebbe avere la possibilità di leggere il capitolato. Si, abbiamo agito con troppo zelo. Io ho agito con una dedizione fuoriluogo, seguendo però delle precise indicazioni da parte della FIR e di Dondi. Per entrare in Celtic League il board ha fatto delle richieste alla federazione, che ha girato alle realtà che sarebbero poi state coinvolte. Il primo giocatore che abbiamo messo praticamente sotto contratto, un preaccordo più che altro, è stato Marco Bortolami. Sai quando è successo? Novembre 2009, prima di Italia-All Blacks, molto prima che l’ingresso dell’Italia tra i celti venisse ufficializzato. E chi ci chiedeva di fare di tutto per riportare al di qua delle Alpi il maggior numero possibile di giocatori? La federazione, perché sapevano che questo avrebbe facilitato il via libera del board internazionale. E’ stato un concorso di colpe. Ma certe cose devo dirle: prendete la mia storia professionale e non troverete mai un contratto triennale. Mai. Io non li facevo, ma qualcuno me lo ha chiesto. Il primo anno ho buttato giù un sacco di rospi: chiedevo ai miei referenti federali se erano davvero sicuri di quello che facevano e loro mi dicevano di sì. Salvo poi lamentarsi un anno dopo. Come nel caso di Sole e Robertson, che sono due ragazzi a cui voglio un sacco di bene, intendiamoci. E poi…».

E poi? «C’è stato il caso Gower. Aveva un sacco di problemi alle ginocchia ma volevano che lo prendessi. Un contratto da 240mila euro. Io ho detto di no, ne avevo abbastanza e quella roba lì non l’avrei fatta. E Gower non arrivò».

Incalzato Tonni svela i retroscena legati all’ingaggio dei giocatori. Dopo Bortolami, ad essere stato ingaggiato si scopre era stato Carlos Nieto: «Era primavera e trovai l’accordo con lui e con i Saracens, ma all’ultimo non se ne fece nulla perché a Londra avevano avuto una serie di infortuni e Nieto aveva ancora un anno di contratto con loro. Si scusarono ma il giocatore doveva rimanere in Inghilterra. Capita. Allora ho preso Aguero e Perugini. O forse prima Totò, non ricordo…
Comunque tutti i contratti più onerosi sono stati formalizzati dalla FIR, a sbagliare eravamo in due. Io parlavo con gli agenti dei giocatori assieme a Checchinato in rappresentanza della FIR. Se non avessero voluto farli quei contratti lo avrebbero detto. O no?».

Tonni risponde anche a quanti hanno tirato in ballo la questione dei contratti degli stranieri, anch’essi particolarmente onerosi, soprattutto raffrontati alla resa. In particolare Tonni è intervenuto per parlare di Tyson Keats: «Ho letto. Due cose da dire: stiamo parlando di uno che comunque aveva giocato con Crusaders e Hurricanes. E le cifre circolate (180mila euro lordi) riguardavano i due anni di contratto, non uno. Non pochi soldi, lo so, ma un buon mediano di mischia quanto credete che costi?».

Tutti si chiedono se Viadana farà l’Eccellenza, ma: «Non credo, non c’è una grande volontà, anzi… Nella vita si vince e si perde, ma quando ti accorgi che c’è un disegno per farti fuori… Deciderà il presidente, ma siamo molto arrabbiati, molto». Tant’è che la società avrebbe presentato alla FIR un ricorso per  l’esclusione dal torneo celtico.

Questo perché in riva al Pò sono in molti a condividere le conclusioni del Tonni-pensiero: «Ce l’avremmo fatta. Avremmo dovuto stringere la cinghia, risistemare il piano economico, avremmo ridotto il nostro budget, ma lo avremmo portato al punto in cui io volevo portarlo sin dal primo anno. Sarebbe stato un budget ridotto, molto semplice e lineare, ma totalmente coperto. Non hanno voluto, non ce lo hanno fatto fare».

Biografia

Manuel Zobbio

Marketing Communication Manager presso Zani Serafino, azienda storica del cookware e del design made in Italy. Un master di specializzazione del Management dell'Atleta. E' con Marco Martello il referente italiano di Digidust Sport, primaria agenzia internazionale di marketing e sport management specializzata nel rugby.
Co-Fondatore di RugbyMercato.it e anima di PiazzaRugby.it dal 2009, ha fatto parte della redazione del mensile Rugby! magazine, del settimanale lameta e di MondoRugby.com, collaborando anche con l'European Rugby Cup.

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